Il riso è uno dei cereali più consumati al mondo ed è alla base dell’alimentazione di circa metà della popolazione globale. La sua coltivazione ha origini antichissime: nata in Oriente, è arrivata in Italia passando dalla Sicilia e si è poi diffusa soprattutto nelle regioni del Nord, tra cui Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Il riso integrale si ottiene dopo la sbramatura, il processo che elimina lo strato più esterno del chicco. A differenza del riso bianco, non subisce le ulteriori fasi di sbiancatura e lucidatura: per questo conserva una parte più ampia delle componenti nutrizionali del chicco.
In altre parole, il riso integrale è un chicco meno raffinato, più ricco di fibra, vitamine del gruppo B e minerali, rispetto al riso brillato. È una scelta interessante da alternare ad altri cereali integrali durante la settimana, soprattutto quando si vogliono realizzare ricette salutari.
Nel riso bianco, il processo di raffinazione impoverisce il chicco, che rimane soprattutto fonte di amido. La versione integrale, invece, conserva più fibra, vitamine e minerali.
La differenza si vede anche nei valori nutrizionali: per 100 g di parte edibile, il riso integrale contiene circa 3,8 g di fibra, contro gli 1,4 g del riso brillato. Anche alcuni micronutrienti sono più rappresentati: il riso integrale apporta più potassio, fosforo, ferro, tiamina, niacina e vitamina E, rispetto alla versione raffinata.
Il contenuto calorico, invece, è molto simile tra le due versioni di fatto, tra riso integrale e quello brillato vi è 1 kcal di differenza. Questo aiuta a chiarire un punto importante: scegliere integrale non significa necessariamente scegliere un alimento “meno calorico”, ma un alimento con un profilo nutrizionale più ricco.
Il riso integrale è una fonte di carboidrati complessi e può contribuire alla varietà della dieta. Tra gli aspetti più interessanti troviamo:
Consiglio pratico: se i tempi di cottura sembrano un ostacolo, utilizzare il riso integrale parboiled o a rapida cottura può essere una buona soluzione. La parboilizzazione prevede ammollo e trattamento con vapore del riso ancora rivestito dagli strati esterni, favorendo il passaggio di alcuni micronutrienti verso la parte più interna del chicco.
Uno dei motivi per cui il riso integrale viene scelto meno spesso è il tempo di preparazione. È vero: rispetto al riso bianco richiede, in genere, una cottura più lunga. Ma questo non significa che sia difficile da portare in tavola.
Si può cuocere in anticipo e conservare in frigorifero per usarlo nei giorni successivi, oppure scegliere versioni con tempi di cottura ridotti. Un’altra strategia è inserirlo in ricette dove il tempo lavora “da solo”, come zuppe e minestre.
Il riso integrale è tra i cereali più versatili in cucina e può essere usato in molte preparazioni, calde o fredde.
Per rendere il piatto più equilibrato, meglio non lasciare il riso “da solo”: abbinarlo a una fonte proteica, verdure e olio extravergine d’oliva permette di trasformarlo in un pasto più completo e saziante.
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