Due recenti studi pubblicati su Journal of Clinical Oncology (JCO) e Journal of the National Cancer Institute (JNCI) hanno dimostrato, per la prima volta, che l’allattamento al seno dopo un tumore mammario non aumenta il rischio di recidiva. Si tratta di risultati di grande rilevanza clinica e simbolica, che offrono alle donne operate di carcinoma mammario la possibilità di vivere una maternità completa, senza dover rinunciare a uno dei momenti più intimi e significativi della relazione madre-figlio.
La ricerca internazionale: la casistica più ampia mai analizzata
Lo studio pubblicato su JNCI ha analizzato i dati di 4.372 pazienti portatrici di varianti patogenetiche BRCA1 o BRCA2, operate di tumore al seno e seguite in 78 centri nel mondo. L’analisi retrospettiva ha confermato che l’allattamento, anche in presenza di mutazioni genetiche ad alto rischio, non incide sulla probabilità di sviluppare recidive locali o controlaterali.
Questi dati sono cruciali perché forniscono alle pazienti e agli oncologi la certezza che l’allattamento possa far parte, a pieno titolo, di un percorso di maternità sicura dopo il tumore, in equilibrio tra i bisogni della madre e quelli del neonato.
Alle stesse conclusioni giunge anche il lavoro pubblicato su Journal of Clinical Oncology, condotto nell’ambito dello studio internazionale Positive, coordinato dall’Istituto Europeo di Oncologia. Positive ha già rappresentato una svolta, dimostrando che le donne operate di carcinoma mammario ormono-responsivo possono interrompere temporaneamente la terapia endocrina adiuvante per cercare una gravidanza, senza un aumento del rischio oncologico.
Il nuovo approfondimento ha valutato, nello specifico, i comportamenti e i modelli di allattamento delle partecipanti. Su oltre 300 donne arruolate, più del 60% ha allattato al seno, e in oltre la metà dei casi (52,6%) per più di quattro mesi. L’incidenza di eventi oncologici a due anni in questo gruppo è stata equivalente a quella delle donne che non avevano allattato, attestandosi intorno al 3%.
Sicurezza oncologica e valore psicologico
Un timore diffuso tra pazienti e clinici era che i livelli più alti di prolattina e ossitocina, tipici dell’allattamento, potessero favorire la recidiva di tumori sensibili a questi ormoni. I dati dimostrano invece che non esiste alcun aumento del rischio.
«Il nostro studio lancia alle donne un messaggio chiaro: chi lo desidera può allattare al seno senza paura di compromettere gli esiti della terapia oncologica o di aumentare le probabilità di recidiva» sottolinea il dottor Fedro Peccatori, Direttore dell’Unità Fertilità e Procreazione di IEO e primo autore dello studio JCO.
Le analisi hanno inoltre evidenziato che l’allattamento da una sola mammella – quando l’altra è stata sottoposta a mastectomia – è del tutto equivalente a quello bilaterale: la quantità di latte dipende infatti dalla frequenza e dalla durata delle poppate, non dal numero di mammelle coinvolte. Non meno importante è l’aspetto psicologico: per molte donne, l’allattamento rappresenta un’esperienza relazionale preziosa, che rafforza il legame con il bambino e restituisce la continuità con la gravidanza.
Nuove prospettive
L’allattamento dopo un tumore al seno non è più un tabù. Grazie a studi di portata internazionale come quelli apparsi su JCO e JNCI, oggi le donne possono affrontare la maternità con una nuova consapevolezza: la possibilità di allattare in sicurezza, senza compromettere la propria salute oncologica.
Un passo avanti che segna, ancora una volta, come la ricerca clinica possa tradursi in conquiste concrete di libertà e qualità di vita per le pazienti.
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