Linfoma diffuso a grandi cellule B: nuove prospettive di Ricerca

Ricerca avanzata su biomarcatori e nuove strategie terapeutiche per i linfomi aggressivi refrattari o recidivanti.
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Sostenuto dal bando Progetti di Ricerca, il progetto è guidato dal Prof. Roberto Chiarle, Direttore Divisione Diagnosi Emolinfopatologica, e dal Prof. Enrico Derenzini, Direttore Divisione Oncoematologia. Si focalizza sullo studio del microambiente e delle popolazioni immunitarie nei linfomi DLBCL refrattari o recidivanti. L’obiettivo di sviluppare terapie sempre più efficaci e personalizzate.

Il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) è il tipo più comune di linfoma non-Hodgkin aggressivo. Rappresenta circa il 30% di tutti i casi e il 60% dei linfomi aggressivi. In Italia si stimano circa 5.000 nuovi casi ogni anno. Si tratta di una neoplasia del sistema immunitario caratterizzata dalla crescita rapida di cellule B anomale che formano masse nei linfonodi o in altri organi.

Il DLBCL è una malattia eterogenea: alcune forme rispondono bene alle terapie standard, mentre altre diventano rapidamente refrattarie o recidivano dopo un apparente successo iniziale. In questi casi la prognosi è sfavorevole, con una sopravvivenza globale mediana inferiore a un anno senza trattamenti innovativi.

Il trattamento di prima linea combina solitamente chemioterapia e immunoterapia, ottenendo remissioni complete nella maggior parte dei pazienti. Tuttavia, circa il 30% dei casi ad alto rischio non risponde adeguatamente. Per queste forme più aggressive la Ricerca ha introdotto nuove strategie terapeutiche, come le cellule CAR-T e gli anticorpi bispecifici. Modelli che hanno già migliorato la sopravvivenza di molti pazienti con DLBCL refrattario o recidivo. Nonostante i progressi, restano ancora sfide importanti, come la resistenza primaria e la mancanza di biomarcatori predittivi affidabili.

Un altro aspetto fondamentale è lo studio dei fattori di rischio. Il DLBCL non ha una causa unica, ma deriva da una combinazione di elementi genetici, biologici e ambientali. Tra i più rilevanti figurano mutazioni ereditarie, immunodeficienze, infezioni croniche come HIV ed Epstein-Barr virus. Oltre ad altre abitudini e condizioni che riducono le difese immunitarie, come obesità, fumo ed esposizione a sostanze chimiche. Oggi non esistono programmi di screening specifici. Uno stile di vita sano e l’attenzione ai sintomi precoci possono però aiutare a ridurre il rischio e a favorire diagnosi tempestive.

All’Istituto Europeo di Oncologia è attivo un progetto di Ricerca avanzata sul DLBCL refrattario o recidivante, sostenuto grazie alla Fondazione IEO-MONZINO. L’obiettivo è studiare in profondità il microambiente tumorale e le popolazioni immunitarie per individuare nuovi bersagli terapeutici e biomarcatori predittivi di risposta ai trattamenti innovativi.

Per farlo, i ricercatori utilizzano tecnologie avanzate come CosMx SMI, per studiare l’espressione genica nelle singole cellule e nel contesto, e Lunaphore COMET, capace di analizzare simultaneamente fino a 20 marcatori proteici diversi. Questi strumenti, usati anche in combinazione, permettono di osservare con grande precisione come le cellule tumorali interagiscono con quelle immunitarie. Consentono anche la distinzione di pazienti che potrebbero beneficiare maggiormente di terapie avanzate come CAR-T e anticorpi bispecifici.

Attraverso l’analisi di campioni tumorali raccolti presso lo IEO, i ricercatori confrontano i linfomi resistenti con quelli più sensibili alle cure, ricavando informazioni cruciali per personalizzare i trattamenti e ridurre gli effetti collaterali.

Al fine di sostenere l'eccellenza scientifica, dal 2024 offriamo un Bando Progetti di Ricerca finalizzato al finanziamento di ricerche biennali in oncologia e cardiologia, rivolto a medici e ricercatori dei due Istituti. Questo progetto è stato finanziato con il suddetto bando.
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Ogni contributo raccolto si traduce in nuove opportunità di Ricerca per affrontare forme di linfoma particolarmente aggressive come il DLBCL refrattario o recidivante. La Ricerca è la nostra arma più potente: grazie alla generosità di molti, possiamo accelerare lo sviluppo di cure sempre più mirate e personalizzate, offrendo nuove speranze di vita a chi oggi si trova senza alternative.
Prof. Roberto Chiarle
Direttore Divisione Diagnosi Emolinfopatologica IEO
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