Chi sei e cosa ti appassiona del tuo lavoro?
Sono Alberto Dalmasso, ho 28 anni e sono un dottorando all’ultimo anno presso la Scuola Europea di Medicina Molecolare (SEMM). L’aspetto che più mi appassiona del mio lavoro è la possibilità, ogni giorno, di esprimere la mia libertà, dare vita alle mie idee e confrontarmi con colleghi in ogni ambito per migliorare la mia ricerca e avere nuovi spunti.
Di cosa ti occupi?
Io mi occupo dello studio della disseminazione metastatica, in particolare al polmone, del tumore al seno triplo negativo. Mi concentro sia sui tumori resistenti alla chemioterapia, cosiddetti chemioresistenti, ma anche sui tumori estremamente aggressivi senza l’uso di terapia, per mimare i casi di tumore aggressivo alla diagnosi.
Puoi raccontarci, in parole semplici, il tuo progetto di Ricerca?
Il mio progetto di Ricerca si basa su un sistema che permette di seguire il percorso delle cellule tumorali: dalla neoplasia primaria alla metastasi polmonare e, infine, nella circolazione con o senza trattamento chemioterapico. Ciò permette di studiare possibili geni target e via segnaletiche che sfruttano le cellule tumorali per metastatizzare e evadere dalla terapia, col fine ultimo di trovare nuove vulnerabilità terapeutiche.
Quali sono gli obiettivi della tua Ricerca e che risultati hai raggiunto o vorresti raggiungere?
Gli obiettivi della mia Ricerca sono quelli di trovare nuovi target molecolari, che siano geni oppure vie segnaletiche cellulari, per andare a bersagliarle e impattare sul fenomeno della chemioresistenza e, in ultima battuta, sulla ricaduta metastatica, che è ciò che più impatta sulla sopravvivenza delle pazienti con tumore al seno. Ad oggi, ho identificato un gene che caratterizza le cellule resistenti alla chemioterapia e sono responsabili della generazione di metastasi chemioresistenti. Sto studiando, al momento, il meccanismo alla base di questo gene per bersagliarlo nel modo più efficace.
Dall’altro lato, insieme a due gruppi con cui collaboriamo, abbiamo identificato una via metabolica cruciale per la sopravvivenza delle cellule tumorali circolanti. Queste cellule rappresentano sia un biomarcatore dell’insorgenza metastatica, sia i principali responsabili dell’aumento del carico metastatico. Modulando questa via metabolica, siamo riusciti a influenzarne la sopravvivenza nel sangue, con l’obiettivo finale di eliminarle completamente, prevenendo così lo sviluppo di metastasi polmonari e migliorando la sopravvivenza nei modelli sperimentali utilizzati.
Come hai iniziato a fare Ricerca? Cosa ti ha portato fin qui?
Ho iniziato a fare Ricerca presso l’Università degli Studi di Torino, dove ho da subito capito che la mia strada sarebbe stata tra i banconi del laboratorio. Dopo 3 anni e mezzo di tirocinio a Torino, mi sono spostato a Milano presso lo IEO per svolgere il mio dottorato di Ricerca. Qui ho sempre più consolidato la certezza che la Ricerca, specialmente pre-clinica, è la mia strada professionale.
Qual è stata finora la sfida più grande nel tuo percorso?
La sfida più grande finora è stata quella di sfruttare al meglio la mia indipendenza in laboratorio, partendo dal pensare gli esperimenti da zero fino a concepire nuove idee e nuove intuizioni. All’inizio è stato difficile, ma, una volta guadagnata la confidenza in ciò che facevo, è stato tutto più facile. Ora ritengo sia un privilegio essere così libero e indipendente nello svolgimento dei miei progetti di Ricerca.
Come si svolge una tua giornata tipo in laboratorio?
Solitamente inizia presto, verso le 8.00, dove leggo articoli scientifici e penso a nuovi esperimenti. Dopodiché un caffè, d’obbligo, coi colleghi per iniziare al meglio la giornata, per poi passare a svolgere esperimenti che siano sotto cappa con le cellule, o al bancone.
Gran parte della mia giornata lavorativa verte però sullo studio in vivo, dove utilizzo modelli murini per studiare i fenomeni di disseminazione metastatica e chemioresistenza del tumore al seno. Fondamentali sono anche i momenti di confronto, sia col mio supervisore ma anche, e soprattutto, con i colleghi, da cui molto spesso nascono le idee e spunti scientifici migliori.
C’è stato un momento in cui hai sentito di aver scoperto qualcosa di importante?
Il momento più significativo è stato l’esperimento di validazione del mio gene responsabile della generazione di metastasi polmonari chemioresistenti. Infatti, in un grosso esperimento in vivo che ho condotto l’anno scorso, andando a spegnere l’espressione del mio gene, ho visto sparire le metastasi polmonari nei modelli murini resistenti alla chemioterapia. Nell’attimo in cui l’ho realizzato mi è sembrato di volare a un metro da terra, capendo di aver fatto qualcosa di importante.
Quanto è importante per te lavorare in squadra e condividere i risultati?
Ritengo che sia vitale confrontarsi con chiunque: colleghi, supervisori e soprattutto con persone che svolgono attività di Ricerca diverse dalle mie. Questo perché vedendo i dati da una prospettiva totalmente diversa, spesso si possono avere idee e intuizioni originali e spesso efficaci, pensando “out of the box”. Allo stesso modo, condividere i risultati è importante per ricevere anche critiche costruttive per migliorare il proprio operato.
In che modo il sostegno della Fondazione IEO-MONZINO ETS e dei suoi donatori fa la differenza nella Ricerca?
Il sostegno della Fondazione IEO-MONZINO e dei suoi donatori è fondamentale per i ricercatori come me, e tanti altri, per continuare i nostri progetti di ricerca. Lo sviluppo di nuove terapie e la miglior comprensione della biologia dei tumori parte da noi ricercatori, e dobbiamo sempre ricordarci perché facciamo tutto questo: per portare progresso e nuove strategie terapeutiche ai pazienti. In questo senso, è un enorme onore e un’importante responsabilità essere finanziati direttamente dalla Fondazione e dai donatori.
Cosa diresti a chi oggi sceglie di sostenere la Ricerca?
Direi di continuare ad avere fiducia in noi, anche se non avremo risultati tangibili da subito, in quanto la Ricerca pre-clinica ha degli step da rispettare e richiede molti anni e sacrifici. Tuttavia, ci tengo a condividere con i donatori attuali e futuri un concetto espresso da Telmo Pievani, professore universitario e divulgatore scientifico di fama nazionale, a una conferenza a cui ho partecipato quest’anno: noi ricercatori agiamo seguendo la “mentalità della cattedrale”: partecipiamo a un’opera più grande di noi, con visione di lungo termine e senza attenderci benefici immediati, ma contribuendo per le generazioni future. Penso questa sia la cosa più importante di tutte.
Perché, secondo te, è importante continuare a credere nella Ricerca medico-scientifica?
Bisogna continuare a credere nella Ricerca medico-scientifica perché è l’unico strumento che abbiamo per trasformare conoscenza in progresso concreto, migliorando la qualità e l’aspettativa di vita, prevenendo e curando malattie e sviluppando nuove tecnologie sostenibili.
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