Chi sei e cosa ti appassiona del tuo lavoro?
Mi chiamo Chiara Provasi e sono una dottoranda nei laboratori della Professoressa Tiziana Bonaldi e Professor Pier Giuseppe Pelicci nel Dipartimento di Oncologia Sperimentale presso l’Istituto Europeo di Oncologia.
Ciò che mi appassiona del lavoro è la possibilità di meravigliarmi ogni giorno. Ogni esperimento può dare vita a risultati inaspettati, che spesso si trasformano in nuove idee e punti di partenza.
Di cosa ti occupi?
Lavoro su un progetto interdisciplinare che unisce la proteomica e l’immunologia nel contesto del tumore al seno. In particolare, mi occupo del sottotipo triplo-negativo, una delle forme più aggressive di carcinoma mammario, per la quale, purtroppo, non esistono ancora terapie mirate realmente efficaci.
Puoi raccontarci, in parole semplici, il tuo progetto di Ricerca?
Nel mio progetto ci proponiamo di identificare antigeni tumorali, cioè piccole sequenze di proteine riconosciute dalle cellule T, protagoniste della risposta immunitaria adattiva. L’obiettivo finale è utilizzare gli antigeni tumorali identificati per lo sviluppo di un vaccino terapeutico per il tumore al seno, capace di promuovere una risposta immunitaria efficace e mirata.
Quali sono gli obiettivi della tua Ricerca e che risultati hai raggiunto o vorresti raggiungere?
L’obiettivo principale della mia Ricerca è definire un solido razionale per l’identificazione di antigeni tumorali, utilizzando modelli murini, con l’intento di trasferire questo approccio anche all’analisi di campioni clinici. Al momento abbiamo già raccolto tutti i campioni necessari per identificare e successivamente validare potenziali antigeni tumorali nel contesto del tumore al seno. Guardando al futuro, il nostro desiderio è sviluppare un vaccino terapeutico contro il tumore al seno, basato su una formulazione già ottimizzata nel gruppo del Professor Pier Giuseppe Pelicci.
Come hai iniziato a fare Ricerca? Cosa ti ha portato fin qui?
Mi sono avvicinata al mondo della ricerca durante la laurea magistrale in Biotecnologie Industriali, in occasione di un seminario in cui venne citata una frase di Rita Levi Montalcini: “È meglio aggiungere vita ai giorni piuttosto che giorni alla vita.” È stato proprio il desiderio di trovare il mio modo di dare significato al tempo che mi ha spinta fin qui: per me, questo significa fare Ricerca.
Qual è stata finora la sfida più grande nel tuo percorso?
La sfida più grande nel mio percorso è stata imparare a gestire l’incertezza e la complessità della Ricerca medico-scientifica. Spesso i risultati non arrivano subito o sono diversi da quelli attesi, e imparare a restare motivata e focalizzata nonostante le difficoltà è stato un passo fondamentale per crescere come ricercatrice.
Come si svolge una tua giornata tipo in laboratorio?
Ogni giorno inizio dedicando del tempo alla pianificazione delle attività da svolgere, per organizzare al meglio il lavoro e gli esperimenti. Una costante nel mio lavoro è l’utilizzo di modelli murini e colture cellulari.
C’è stato un momento in cui hai sentito di aver scoperto qualcosa di importante?
Credo che nella Ricerca ogni risultato, positivo o negativo, sia prezioso. Spesso sono proprio gli esiti inattesi o contrari alle nostre aspettative a spingerci a guardare oltre e a fare scoperte davvero importanti.
Quanto è importante per te lavorare in squadra e condividere i risultati?
Lavorare in squadra è un elemento fondamentale nel nostro lavoro. Spesso trascorriamo molte ore in laboratorio, anche fino a tarda sera, e avere accanto colleghi che diventano anche amici rende tutto più bello. La collaborazione è preziosa soprattutto nei momenti di difficoltà o quando si cerca un punto di vista diverso. Inoltre, poter condividere e festeggiare insieme i traguardi rende il tutto ancora più significativo.
In che modo il sostegno della Fondazione IEO-MONZINO ETS e dei suoi donatori fa la differenza nella Ricerca?
Il sostegno della Fondazione IEO-MONZINO e dei suoi donatori fa la differenza, perché rende possibile ciò che altrimenti resterebbe solo un’idea. Grazie al loro contributo, tanti giovani ricercatori come me hanno l’opportunità di seguire la propria vocazione, contribuendo concretamente all’avanzamento della conoscenza scientifica e allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.
Cosa diresti a chi oggi sceglie di sostenere la Ricerca?
A chi sceglie di sostenere la Ricerca direi un grande “Grazie”. Grazie alle vostre donazioni, giovani ricercatori come me hanno l’opportunità di trasformare il proprio impegno in un contributo concreto: dare significato al tempo attraverso la scienza e avvicinarsi ogni giorno di più a cure sempre più efficaci per i pazienti.
Perché, secondo te, è importante continuare a credere nella Ricerca medico-scientifica?
Credere nella Ricerca medico-scientifica è fondamentale perché rappresenta la base su cui si costruisce il progresso. È grazie alla Ricerca che possiamo ampliare le nostre conoscenze, comprendere meglio le malattie e sviluppare soluzioni sempre più efficaci.