Emanuele Pizzo

Ricercatore postdoc nell'Unità di Sviluppo e Rigenerazione Cardiaca presso il Centro Cardiologico Monzino.
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I talenti della Ricerca – Emanuele Pizzo

Emanuele Pizzo è un ricercatore postdoc nell’Unità di Sviluppo e Rigenerazione Cardiaca presso il Centro Cardiologico Monzino.

L’obiettivo del suo progetto di Ricerca è identificare nuovi bersagli molecolari e strategie innovative che in futuro possano favorire lo sviluppo di terapie più efficaci per la fibrosi cardiaca.

Chi sei e cosa ti appassiona del tuo lavoro?

Ciao sono Emanuele, ricercatore al secondo anno di postdoc presso l’Unità di Sviluppo e Rigenerazione Cardiaca guidata dalla Prof.ssa Paola Cattaneo al Centro Cardiologico Monzino.

Ciò che mi appassiona del mio lavoro è il poter dare il mio contributo alla scienza, la possibilità di fare nuove scoperte e di approfondire continuamente la nostra comprensione dei meccanismi fisiologici e molecolari alla base delle malattie cardiache. Mi entusiasma molto anche il confronto con la comunità scientifica internazionale: i meeting e le collaborazioni globali rappresentano occasioni uniche per condividere idee, unire competenze e sviluppare insieme nuove prospettive di ricerca. Quello che mi spinge ogni giorno è la convinzione che ogni piccolo passo avanti nella conoscenza possa aprire la strada a grandi progressi per la scienza e per la società.

Di cosa ti occupi?

Mi occupo di studiare i meccanismi molecolari alla base dell’attivazione dei fibroblasti, cellule fondamentali sia nella normale funzione cardiaca che durante i processi patologici. Utilizzo tecniche avanzate di biologia molecolare e analisi genomiche di nuova generazione per comprendere come cambiamenti a livello di geni ed epigenetica possano influenzare la salute del cuore. L’obiettivo è identificare nuovi bersagli molecolari e strategie innovative che in futuro possano favorire lo sviluppo di terapie più efficaci.

Puoi raccontarci, in parole semplici, il tuo progetto di Ricerca?

La fibrosi cardiaca è un fenomeno che accompagna molte malattie del cuore e si verifica in situazioni come infiammazione, stress metabolico, ischemia o sovraccarico meccanico. In pratica, consiste in un accumulo eccessivo di tessuto cicatriziale nel cuore, che ne compromette la funzionalità. Al momento non esistono terapie approvate che agiscano direttamente su questo processo, e questo rende la ricerca ancora più importante.

Il mio progetto si concentra sullo studio di un fattore di trascrizione che sembra avere un ruolo chiave nell’attivazione dei fibroblasti, le cellule responsabili della formazione di fibrosi. L’obiettivo è capire se, bloccando l’attività di tale fattore, sia possibile ridurre o prevenire l’eccessiva formazione di tessuto cicatriziale nel cuore dopo un evento patologico. Questo approccio potrebbe aprire nuove strade per sviluppare terapie innovative contro la fibrosi cardiaca.

Come hai iniziato a fare Ricerca? Cosa ti ha portato fin qui?

Ho iniziato a fare Ricerca durante il tirocinio della laurea magistrale presso il Centro di Ricerca sulle Aritmie Cardiache IHU-Liryc di Bordeaux: è stata la mia prima vera esperienza in laboratorio e mi ha fatto capire che il cuore sarebbe stato al centro del mio percorso scientifico. Dopo la laurea ho deciso di proseguire con un dottorato nel Dipartimento di Fisiologia del New York Medical College, dove ho potuto ampliare le mie competenze in ambito elettrofisiologico in patologie come infarto, invecchiamento e sindrome metabolica.

Oggi, sotto la guida della Prof.ssa Paola Cattaneo al Centro Cardiologico Monzino, ho la possibilità di lavorare ad un progetto di Ricerca veramente innovativo e con tecniche all’avanguardia che ci permetteranno di migliorare le nostre conoscenze sulla fibrosi cardiaca e gettare le basi per terapie future. È proprio questa esperienza, unita alla passione nata fin dagli inizi, che mi spinge ogni giorno a portare avanti la mia carriera da ricercatore: contribuire a far progredire la conoscenza delle malattie cardiache è per me una motivazione continua.

Qual è stata finora la sfida più grande nel tuo percorso?

La sfida più grande finora è stata affrontare la complessità delle tecniche e dei dati, soprattutto considerando che il mio background iniziale era diverso e non strettamente legato a questi approcci avanzati. Lavorare con metodi come il single-cell RNA sequencing e l’ATAC-seq richiede competenze sperimentali e bioinformatiche molto specifiche. Superare queste difficoltà mi ha permesso di crescere professionalmente, imparare nuove metodologie e collaborare con esperti internazionali, trasformando una sfida in una grande opportunità di sviluppo.

Come si svolge una tua giornata tipo in laboratorio?

La mia giornata inizia sempre con un caffè, il vero carburante dei ricercatori! Solitamente, inizio con la parte sperimentale che comprende il trattamento di cellule in coltura, colorazioni di vetrini istologici e la loro osservazione al microscopio confocale. In altri momenti, il lavoro include anche analisi funzionali cardiache, a esempio attraverso tecniche di ecocardiografia, che ci permettono di valutare in maniera accurata la funzionalità cardiaca e i suoi cambiamenti in condizioni patologiche.

Una parte significativa della giornata è dedicata all’analisi dei dati al computer e alla revisione della letteratura per confrontare i nostri dati con le ricerche internazionali. La giornata termina con la programmazione delle attività per i giorni successivi, così da organizzare al meglio il lavoro.

C’è stato un momento in cui hai sentito di aver scoperto qualcosa di importante?

Raggiungere una nuova scoperta o confermare un’ipotesi è un’esperienza intensa e appagante. Anche quando i risultati non coincidono con le aspettative, ogni tentativo, compresi gli insuccessi, arricchisce il percorso scientifico. La Ricerca avanza attraverso progressi quotidiani, spesso impercettibili, che nel tempo si trasformano in traguardi concreti. Il momento in cui si percepisce davvero l’impatto del proprio lavoro è la pubblicazione, quando i risultati vengono condivisi con la comunità scientifica e diventano patrimonio comune.

Quanto è importante per te lavorare in squadra e condividere i risultati?

Il lavoro di squadra è una pedina fondamentale nella Ricerca biomedica. Il poter mettere a disposizione le tue conoscenze al servizio dei tuoi collaboratori e/o altri gruppi permette non solo di accelerare i progressi scientifici, ma anche di arricchire le prospettive e affrontare le sfide con approcci più completi e innovativi. Per me il lavoro di squadra è una motivazione quotidiana, in quanto credo che la scienza possa crescere davvero attraverso la condivisione.

In che modo il sostegno della Fondazione IEO-MONZINO ETS e dei suoi donatori fa la differenza nella Ricerca?

Il sostegno della Fondazione IEO-MONZINO e dei suoi donatori è determinante per la Ricerca, che dipende in larga misura dai finanziamenti. La borsa di studio che ho ricevuto rappresenta un’opportunità preziosa per proseguire il mio lavoro in un ambiente dinamico e collaborativo. Questo supporto non solo rende possibile la mia attività quotidiana, ma contribuisce concretamente allo sviluppo di terapie innovative che, in futuro, potrebbero offrire benefici reali ai pazienti.

Inoltre, l’ottenimento di tale borsa costituisce un importante riconoscimento del valore del proprio lavoro e rappresenta un tassello fondamentale nello sviluppo professionale e nell’arricchimento del curriculum. Questi traguardi sono infatti il primo passo necessario verso il raggiungimento di un’indipendenza scientifica, che potrà essere consolidata attraverso la capacità di ottenere grants competitivi a livello nazionale e internazionale.

Cosa diresti a chi oggi sceglie di sostenere la Ricerca?

Posso solo dire grazie! Ogni contributo ci aiuta ad aggiungere un prezioso tassello alla conoscenza e allo sviluppo di nuove terapie per le malattie cardiache. Il loro sostegno rende possibile il nostro lavoro e avvicina ogni giorno la Ricerca a nuove scoperte che possono salvare vite. Ogni donazione è un passo in avanti per la scienza e per la salute di tutti.

Perché, secondo te, è importante continuare a credere nella Ricerca medico-scientifica?

La Ricerca medico-scientifica è vitale. Tutti i progressi scientifici nascono da un lavoro costante di studio e sperimentazione, che permette di sviluppare nuove terapie, migliorare le cure esistenti e prevenire le malattie. Continuare a credere nella Ricerca significa investire nella salute e nel benessere delle generazioni presenti e future contribuendo al progresso dell’intera società.

La borsa di studio di Emanuele Pizzo è stata finanziata dal Bando Borse di Studio, strumento ideato per promuovere lo sviluppo delle competenze di giovani ricercatori e accelerare nuove scoperte in ambito oncologico e cardiovascolare. I fondi sono assegnati in modo trasparente e senza vincoli di destinazione.
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Il sostegno dei donatori, fondamentale per la Ricerca, mi ha offerto attraverso questa borsa di studio l’opportunità di crescere professionalmente in un ambiente dinamico e collaborativo, contribuendo allo sviluppo di terapie innovative e ponendo le basi per la mia futura indipendenza scientifica.
Emanuele Pizzo
Ricercatore postdoc nell'Unità di Sviluppo e Rigenerazione Cardiaca presso il Centro Cardiologico Monzino.
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