Scompenso cardiaco: i sintomi che spesso passano inosservati e come riconoscerli

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Imparare a riconoscere i sintomi dello scompenso cardiaco può fare una grande differenza sulla qualità della vita.

Parliamo di segnali che spesso si presentano in modo lieve, graduale e poco specifico. Per questo, il rischio è di confonderli con disturbi comuni e poco seri, come stanchezza, stress o cambiamenti legati all’età. 

Questa sottovalutazione può portare a diagnosi tardive, che avvengono solo quando i sintomi diventano più evidenti e impattanti, aumentando il rischio di un peggioramento della malattia e di ricoveri ospedalieri.

Saper individuare in tempo i segnali di uno scompenso cardiaco consente di intervenire precocemente.

Indice

Cos’è lo scompenso cardiaco e perché i sintomi iniziali vengono sottovalutati

Quando si parla di scompenso cardiaco si fa riferimento a una condizione cronica che si manifesta quando il cuore non pompa sangue in modo adeguato e, di conseguenza, non soddisfa le esigenze dell’organismo. 

In pratica, il cuore inizia a lavorare in maniera meno efficace rispetto a quanto invece dovrebbe fare, con organi e tessuti che ricevono meno ossigeno e nutrienti.

Questo non significa che il cuore si fermi (arresto cardiaco), ma che si verificano situazioni potenzialmente pericolose come:

  • ristagno di sangue nei polmoni, che causa respiro corto
  • accumulo di liquidi nel corpo, con gonfiore (edemi)
  • ridotta energia disponibile per l’organismo, con stanchezza e debolezza.

Lo scompenso cardiaco è una patologia molto diffusa, soprattutto nelle persone sopra i 60 anni, ma non riguarda solo l’età avanzata: può infatti colpire anche soggetti più giovani, soprattutto in presenza di altre malattie cardiovascolari o fattori di rischio.

Perché i sintomi iniziali vengono spesso sottovalutati

Come anticipato, i sintomi sono spesso di difficile da individuare e per questo vengono sottovalutati.  

Nelle fasi iniziali, infatti, il corpo attiva meccanismi di compensazione che tendono a “nascondere” i segnali della malattia, rendendo i disturbi meno evidenti e spesso intermittenti. 

Comprendere come cambiano i sintomi e l’impatto della malattia nelle diverse fasi è fondamentale per riconoscere precocemente lo scompenso cardiaco e intervenire. Da qui l’importanza di distinguere tra:

  • scompenso cardiaco iniziale
  • scompenso cardiaco avanzato

Scompenso cardiaco iniziale

Lo scompenso cardiaco iniziale corrisponde alla prima fase della malattia. In questa fase, il cuore riesce ancora a compensare parzialmente la sua ridotta capacità di pompa e i sintomi che si generano sono lievi, presenti solo sotto sforzo.

Proprio perché poco specifici, questi disturbi vengono facilmente sottovalutati o attribuiti all’età, allo stress o alla sedentarietà, favorendo il peggioramento della condizione.

Scompenso cardiaco avanzato

Con il progredire della malattia, i meccanismi di compenso del cuore non riescono più a essere sufficienti. I sintomi dello scompenso cardiaco diventano persistenti e più intensi, iniziano a comparire anche a riposo e risultano sempre più limitanti per la vita quotidiana.

In questa fase, il rischio di ricoveri ospedalieri e complicanze è significativamente più alto.

Sintomi dello scompenso cardiaco più comuni

Pur variando da persona a persona ed essendo simili ai sintomi di altri problemi al cuore, esistono alcuni segnali ricorrenti inerenti allo scompenso cardiaco che rappresentano campanelli d’allarme importanti.

Uno dei principali e più rappresentativi è senza dubbio l’affanno (dispnea), ovvero la mancanza di respiro causata da un accumulo di liquidi nei polmoni. Se inizialmente viene avvertita sotto sforzo, progressivamente compare anche a riposo, riducendo la capacità di svolgere le attività quotidiane e manifestandosi in maniera più evidente la sera o in posizione sdraiata.

Un altro sintomo importante è il gonfiore, soprattutto a gambe e caviglie, provocato dalla ritenzione di liquidi. Si tratta di una condizione che peggiora nel corso della giornata e che, nel tempo, diventa limitante.

È importante non sottovalutare nemmeno la stanchezza e l’affaticamento persistenti. Se non si è in un periodo particolarmente stressato o ricco di impegni, questi sintomi potrebbero dipendere dalla ridotta capacità del cuore di pompare sangue.  

Infine, tra i sintomi da tenere in considerazione ci sono anche le palpitazioni, che possono presentarsi sotto forma di battito accelerato, sensazione di cuore irregolare o “in gola” ed episodi di tachicardia. La causa potrebbe dipendere da un’alterazione del ritmo cardiaco associata proprio allo scompenso.

Sintomi dello scompenso cardiaco che spesso passano inosservati

Accanto ai sintomi più noti (pur di difficile lettura iniziale), lo scompenso cardiaco può manifestarsi anche tramite segnali meno evidenti, spesso sfumati o attribuiti ad altre cause. 

Aumento di peso improvviso

Uno dei più complessi da riconoscere è l’aumento di peso improvviso (circa 1 o 2 kg in pochi giorni). Spesso si tende a pensare che dipenda dallo stress, da una cattiva alimentazione o a problematiche più comuni (ad esempio la tiroide), dietro questo cambiamento fisico può nascondersi invece un problema al cuore.

L’aumento di peso da scompenso non è legato a un aumento di massa grassa, ma alla ritenzione di liquidi, che modifica il corpo e la bilancia. Si tratta di uno dei segnali più precoci, ma tra i più ignorati e confusi con altre cause. 

Gonfiore addominale, nausea e riduzione dell’appetito 

Oltre al peso fisico, lo scompenso cardiaco può coinvolgere anche l’apparato digerente, provocando gonfiore addominale, nausea, senso di sazietà precoce e riduzione dell’appetito. Questi disturbi dipendono dalla congestione degli organi addominali, ma raramente vengono collegati a un problema cardiaco.

Ridotta tolleranza allo sforzo

Altro sintomo spesso inosservato è la ridotta tolleranza allo sforzo.Quando è presente uno scompenso cardiaco, anche attività semplici come salite le scale, camminare a passo sostenuto o svolgere normali faccende quotidiane diventano faticose.

Questo cambiamento viene frequentemente attribuito alla sedentarietà, allo stress o all’età, ritardando la richiesta di un consulto medico.

Tosse notturna

C’è poi la tosse notturna che, insieme alla difficoltà di addormentarsi, può essere legata a un accumulo di liquidi nei polmoni, tipico dello scompenso cardiaco.

Confusione mentale

Infine, un sintomo legato allo scompenso cardiaco è la confusione mentale.Un ridotto afflusso di sangue e ossigeno al cervello può infatti provocare cali dell’attenzione, difficoltà di concentrazione e difficoltà di ragionamento.

Si tratta di un segnale maggiormente evidente negli anziani, ma che viene spesso scambiato per un normale declino cognitivo.

Come riconoscere lo scompenso cardiaco: quando è il caso di approfondire

È bene prestare attenzione alla frequenza e durata dei sintomi: se questi persistono e diventano via via più frequenti o intensi, non devono assolutamente essere ignorati, soprattutto se limitano le normali attività quotidiane.

Essenziale rivolgersi al medico anche quando si manifestano più sintomi associati (affanno, aumento di peso rapido, gonfiore alle caviglie ecc.). Questa condizione aumenta la probabilità che alla base ci sia un problema cardiaco e rende necessario un controllo mirato.

Infine, è bene sottoporsi ai controlli anche quando esistono fattori di rischio o patologie cardiovascolari note (ipertensione arteriosa, diabete, infarto, familiarità per malattie cardiovascolari, ecc.). 

Importante sapere che nei pazienti con scompenso cardiaco è frequente una carenza funzionale di ferro. Questa condizione è stata identificata come fattore prognostico importante per l’evoluzione della malattia. Individuare precocemente il deficit di ferro è rilevante perché può aiutare i medici a prevedere meglio l’evoluzione della malattia e a modificare la terapia per migliorare la prognosi

Diagnosi dello scompenso cardiaco: quali controlli sono utili

La diagnosi dello scompenso cardiaco si basa su una valutazione clinica completa per capire come funziona il cuore, integrando anamnesi, esame obiettivo ed esami strumentali e di laboratorio.

Primo step: visita approfondita

Il primo step consiste in una visita approfondita, durante la quale vengono raccolte informazioni sui sintomi e sulla loro evoluzione e valutata la presenza di fattori di rischio o malattie cardiovascolari pregresse.

La visita comprende anche un esame obiettivo della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, l’auscultazione di cuore e polmoni e la ricerca di edemi.

Secondo step: esami ematici

Il secondo step prevede alcuni esami ematici, tra cui: 

  • peptidi natriuretici (BNP o NT-proBNP), che aumentano in presenza di scompenso cardiaco
  • funzione renale ed epatica
  • elettroliti
  • emocromo e parametri infiammatori.

Terzo step: elettrocardiogramma ed ecocardiogramma

Si procede poi con un elettrocardiogramma, permette di analizzare il ritmo cardiaco, la presenza di eventuali aritmie e di segni di sofferenza o danno cardiaco pregresso.

Fondamentale anche l’ecocardiogramma, che valuta dimensioni delle cavità cardiache, funzione di pompa del cuore, contrattilità del muscolo cardiaco e funzionamento delle valvole.

In base al quadro clinico, il medico può richiedere ulteriori approfondimenti, come:

  • test da sforzo
  • monitoraggio Holter
  • test cardiopolmonari
  • esami di imaging avanzato.

Questa valutazione clinica completa consente di ottenere una visione approfondita dello stato del cuore e di impostare il percorso terapeutico più indicato.

Il ruolo della prevenzione e della Ricerca cardiologica

Prevenzione e Ricerca cardiovascolare rappresentano due pilastri fondamentali nella gestione dello scompenso cardiaco.

La prima consente di riconoscere la malattia nelle sue fasi iniziali, con l’obiettivo di intervenire in modo tempestivo e accurato. 

La Ricerca cardiovascolare ha, invece, il cruciale compito di sviluppare terapie sempre più mirate e personalizzate, soprattutto nelle fasi iniziali della patologia.

In questa direzione, il Centro Cardiologico Monzino, che la Fondazione IEO-MONZINO ETS sostiene direttamente, è un’eccellenza a livello europeo. 

Recenti studi per la cura dello scompenso cardiaco

Nel 2022 il Monzino ha infatti avviato uno studio clinico per ampliare l’uso degli SGLT2-inibitori, una classe di farmaci innovativi che si sono rivelati molto promettenti nella cura dello scompenso cardiaco. Tra cui un farmaco, già noto per il trattamento del diabete, integrato nella pratica clinica cardiologica.

Questa iniziativa rappresenta un passo avanti nella gestione della malattia: l’allargamento delle opzioni terapeutiche può migliorare i risultati clinici e avvicinare sempre di più una cura efficace per lo scompenso cardiaco.

Tra le altre iniziative di maggiore rilievo, si distingue poi il progetto guidato dall’Ing. Mattia Chiesa e sostenuto attraverso il bando Progetti di Ricerca dalla Fondazione, che mira allo sviluppo di strumenti innovativi di supporto alle decisioni cliniche, basati sull’impiego dell’Intelligenza Artificiale. 

Le soluzioni in fase di progettazione combinano dati raccolti durante una visita ambulatoriale o un ricovero con l’obiettivo di stimare il rischio di insorgenza dello scompenso cardiaco entro un orizzonte temporale di cinque anni.

Cosa puoi fare tu per aiutare la Ricerca cardiovascolare

Ognuno di noi può avere un ruolo attivo nel percorso di prevenzione e cura dello scompenso cardiaco e nel sostenere i progressi della Ricerca cardiovascolare.

Conoscere e comprendere i sintomi e parlarne con familiari e amici contribuisce in maniera fondamentale ad una corretta informazione e ad una maggiore consapevolezza. Questo risulta indispensabile, in quanto va a favorire diagnosi sempre più precoci e a ridurre il rischio che i segnali vengano sottovalutati.

Anche aderire a programmi di prevenzione ed effettuare controlli periodici, così come adottare uno stile di vita più sano, è essenziale per promuovere una cultura della prevenzione, fondamentale per intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali.

Infine, c’è il sostegno alla Ricerca, un gesto concreto e attivo che può aiutare medici e ricercatori a compiere ulteriori passi in avanti. Le donazioni permettono infatti di:

  • sostenere studi clinici e terapie innovative
  • migliorare le strategie di diagnosi precoce
  • sviluppare cure sempre più mirate e personalizzate.

Ogni contributo, grande o piccolo, aiuta la Ricerca a trasformare la conoscenza scientifica in opportunità reali di cura.

Sostenere la Ricerca cardiovascolare significa contribuire a strategie di cura per lo scompenso cardiaco sempre più accurate. 

Dona ora e diventa parte del cambiamento.

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