La pericardite è un’infiammazione del pericardio, la sottile membrana a forma di sacco che avvolge e protegge il cuore. La conseguenza è che la piccola quantità di liquido presente, indispensabile per ridurre l’attrito durante i movimenti cardiaci, si altera e aumenta, con comparsa di dolore.
Questa infiammazione può scatenarsi improvvisamente (pericardite acuta) oppure svilupparsi nel tempo (pericardite cronica).
Nella maggior parte dei casi la pericardite ha un decorso favorevole e risponde bene alle terapie, soprattutto se viene diagnosticata precocemente.
Riconoscere i segnali del corpo è quindi fondamentale per intervenire in modo tempestivo e aumentare le probabilità di cura e guarigione.
I sintomi principali della pericardite
I sintomi della pericardite non sono identici per ogni caso. Possono infatti variare da persona a persona, rendendo più complesso identificare rapidamente la malattia. Tuttavia, esistono manifestazioni tipiche che aiutano a riconoscere questa condizione, come:
- dolore toracico
- difficoltà respiratoria
- aumento della frequenza cardiaca
- stanchezza
Dolore toracico da pericardite: sintomi e caratteristiche
Il dolore cardiaco rappresenta forse il sintomo più comune e frequente della presenza di pericardite. Si manifesta come un fastidio al petto, acuto e pungente, localizzato generalmente dietro lo sterno o sul lato sinistro del torace.
Può intensificarsi quando si inspira profondamente, si tossisce o ci si sdraia, mentre tende a migliorare da seduti o inclinando il busto in avanti.
Difficoltà respiratoria (dispnea): quando è legata alla pericardite
Per difficoltà respiratoria si intende quella sensazione che viene definita come “fiato corto” e chiamata dispnea, ovvero una sorta di oppressione toracica. Può comparire sia a riposo che durante piccoli sforzi e diventa solitamente più marcato da sdraiati.
Tachicardia e pericardite: aumento della frequenza cardiaca
Quando si soffre di pericardite, un altro sintomo da non sottovalutare è un aumento improvviso della frequenza cardiaca. Questo vuol dire che il cuore inizia a battere più velocemente del normale (tachicardia) ed è una risposta all’infiammazione o al dolore. Questo sintomo può essere percepito come palpitazioni o battito irregolare.
Stanchezza e affaticamento: segnali della pericardite da non sottovalutare
La pericardite può anche provocare un senso generale di affaticamento e debolezza, anche in assenza di sforzi significativi. Questo sintomo è spesso sottovalutato, ma può essere un segnale importante da non ignorare.
I sintomi nei casi più avanzati (forme più rare e non benigne clinicamente)
In casi più avanzati e in presenza di un importante versamento pericardico il riempimento del cuore è alterato (pre-tamponamento o tamponamento) e il paziente ha sintomi più rilevanti quali ipotensione, tachicardia, possibile gonfiore alle gambe e importante dispnea. Si tratta di un’emergenza medica (rara nel contesto dei quadri infiammatori classici), ma facilmente riconoscibile clinicamente e con ecocardiografia.
Cosa evitare se si sospetta la pericardite
Se si avvertono uno o più sintomi elencati qui sopra, oltre a rivolgersi immediatamente ad un medico è anche fondamentale evitare alcuni comportamenti e interrompere una serie di abitudini che rischiano di peggiorare la situazione.
La prima ovviamente è ignorare o sottovalutare i sintomi: rimandare il controllo medico può ritardare la diagnosi di pericardite, aumentando il rischio di complicanze.
Vietato anche sottoporre il corpo a sforzi fisici intensi: incrementano il lavoro del cuore che si trova già in uno stato di stress, aumentando la frequenza cardiaca e favorendo l’attrito tra i foglietti del pericardio. Questo può potenzialmente peggiorare il dolore e l’infiammazione, oltre a prolungare i tempi di guarigione.
Stesso discorso vale per l’attività sportiva moderata, che può rivelarsi dannosa in presenza di pericardite non diagnosticata. Riprendere lo sport deve avvenire solo dopo il via libera dello specialista.
Infine, è assolutamente sconsigliato assumere farmaci senza indicazione medica, attività che può essere altamente rischiosa. Alcuni medicinali infatti possono mascherare i sintomi senza curare la causa, mentre altri possono interferire con eventuali terapie necessarie. In alcuni casi, un uso scorretto di farmaci può addirittura peggiorare la situazione o ritardare una diagnosi corretta.
Pericardite acuta e pericardite cronica: cosa significano
La pericardite acuta è la forma più frequente di questa patologia. Si manifesta in maniera rapida, spesso nel giro di poche ore o giorni, con sintomi che compaiono in modo evidente e possono essere subito intensi.
Nella maggior parte dei casi, la durata è limitata: tende a risolversi entro 6 settimane con una terapia adeguata e il giusto riposo.
La pericardite cronica è invece una condizione più complessa. Si manifesta quando l’infiammazione del pericardio persiste oltre le 6 settimane, oppure quando si ripresenta in modo ricorrente nel tempo.
I sintomi sono generalmente meno intensi rispetto alla variante acuta, ma più duraturi e con frequenza alternata tra fasi di miglioramento e nuove riacutizzazioni.
La gestione diventa quindi più articolata e può richiedere terapie prolungate, controlli periodici e un monitoraggio attento per prevenire complicanze.
Capire la differenza tra queste due forme è fondamentale perché cambia sia l’approccio terapeutico sia il tipo di follow-up.
Le cause principali della pericardite
Le cause della pericardite possono essere diverse. Tra le più comuni troviamo:
- infezioni virali: sono la causa più comune e possono presentarsi sotto forma di virus comuni che vanno a raggiungere il pericardio e provocare infiammazione;
- infezioni batteriche: decisamente più rare, sono potenzialmente più gravi e possono causare un’infiammazione intensa. Derivano da infezioni diffuse nell’organismo o da complicanze di altre patologie;
- malattie autoimmuni: avvengono quando, in presenza di determinate condizioni (lupus, artrite reumatoide, ecc.) il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti dell’organismo, incluso il pericardio;
- complicanze dopo infarto o interventi cardiaci: dopo un evento cardiaco importante (infarto) o interventi chirurgici sul cuore, il tessuto cardiaco danneggiato o manipolato può innescare una risposta infiammatoria che coinvolge anche il pericardio;
- traumi toracici: dopo un incidente o un forte impatto, può verificarsi l’irritazione o il danneggiamento del pericardio, che genera un’immediata infiammazione;
- patologie sistemiche: alcune malattie che coinvolgono più organi o sistemi del corpo (insufficienza renale o tumori) possono interessare anche il pericardio. In questi casi, la pericardite è una manifestazione secondaria della patologia principale.
Esistono poi molti casi in cui non è possibile individuare con precisione l’origine dell’infiammazione. In queste situazioni si parla di pericardite idiopatica e, generalmente, la prognosi è buona con il trattamento adeguato.
Esami utili per diagnosticare la pericardite
Per confermare la diagnosi di pericardite, esistono alcuni esami utili che il medico può prescrivere:
- elettrocardiogramma (ECG): registra l’attività elettrica del cuore e, quando è presente pericardite, si manifestano modifiche caratteristiche del tracciato;
- ecocardiogramma: utilizza ultrasuoni per osservare il cuore in tempo reale e serve a valutare eventuale versamento pericardico e se il liquido sta interferendo con il normale funzionamento del cuore;
- esami del sangue: aiutano a identificare la presenza di infiammazione nell’organismo e ad individuare infezioni o altre cause sottostanti;
- radiografia del torace: va a controllare la forma e le dimensioni del cuore e dei polmoni. In presenza di versamento pericardico, mostra il cuore ingrandito;
- risonanza magnetica cardiaca: esame più approfondito che permette di visualizzare con grande precisione il pericardio, evidenziando eventuali segni di infiammazione, ispessimento o complicanze.
Il trattamento della pericardite: come viene curata
Il trattamento della pericardite varia in base alla causa che ha scatenato l’infiammazione e alla gravità dei sintomi.
Tra le cure più utilizzate ed efficaci ci sono alcuni farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che rappresentano la prima linea di trattamento e vanno a ridurre l’infiammazione del pericardio e alleviare il dolore toracico. Spesso vengono combinati con la colchicina, un farmaco alcaloide che diminuisce la durata dei sintomi e il rischio di recidive.
Se i farmaci antinfiammatori risultano poco efficaci o la pericardite deriva da malattie autoimmuni si fa ricorso ai corticosteroidi, medicinali potenti e strutturalmente simili al cortisolo. Tuttavia, il loro utilizzo è limitato in quanto aiuta a guarire, ma può aumentare il rischio di recidive.
Quando la pericardite è causata da un’infezione batterica si fa invece ricorso ad antibiotici mirati, con una somministrazione tempestiva che gestisce le forme batteriche in maniera specifica, generalmente in ambiente ospedaliero.
Oltre ai farmaci, un trattamento utile consiste semplicemente nel riposo: rilassarsi, non svolgere attività fisica e limitare lo stress permette al cuore di lavorare meno e al pericardio di guarire più rapidamente.
Infine, in tutte quelle situazioni in cui si manifesta un pericoloso accumulo di liquido nel pericardio (versamento pericardico severo con segni di tamponamento), può rendersi necessaria una pericardiocentesi, che consiste nel drenaggio del liquido tramite un ago o un piccolo catetere per migliorare rapidamente la funzionalità cardiaca.
Prevenzione della pericardite e cosa puoi fare Tu per sostenere la Ricerca
Se è vero che non in tutti i casi è possibile prevenire la pericardite, è altrettanto vero che alcuni comportamenti possono ridurre il rischio di comparsa.
Ad esempio, seguire uno stile di vita sano e consapevole. Oppure, trattare tempestivamente eventuali infezioni e infiammazioni non appena compaiono. O, ancora, effettuare controlli regolari, soprattutto in presenza di patologie cardiache (prevenzione secondaria).
C’è poi un aspetto cruciale nel percorso verso una migliore e più efficace prevenzione, diagnosi, terapia e cura della pericardite: il ruolo della Ricerca.
Grazie agli studi clinici e all’innovazione medica, oggi conosciamo meglio le cause della pericardite, disponiamo di strumenti diagnostici più precisi e di terapie sempre più efficaci e mirate. Tuttavia, molto resta ancora da scoprire, soprattutto nelle forme croniche o recidivanti.
Sostenere la Ricerca resta quindi un passo fondamentale per fare passi in avanti nella prevenzione, rendere le diagnosi più rapide e accurate e sviluppare cure più efficaci e personalizzate.
Attraverso il contributo alla Fondazione IEO-MONZINO ETS, è possibile supportare studi avanzati nel campo delle malattie cardiovascolari, aiutando a sviluppare cure sempre più efficaci.
La nostra Fondazione supporta in modo diretto il Centro Cardiologico Monzino, che ha già contribuito a definire il ruolo dell‘imaging nella pratica clinica per la pericardite e che continua a fare studi e progetti in questo campo.

