Biopsia liquida nel tumore del colon-retto: un aiuto per scegliere la terapia più adatta

logo-cerchi copy 2Created with Sketch.

La biopsia liquida nel tumore del colon-retto sta diventando uno strumento sempre più importante per individuare il trattamento più appropriato per alcuni pazienti con malattia metastatica. Una Ricerca coordinata dall’Istituto Europeo di Oncologia ha valutato come l’analisi del DNA tumorale circolante possa contribuire a identificare le persone che potrebbero beneficiare di specifiche terapie, anche dopo la progressione della malattia.

Allo studio, pubblicato sulla rivista Annals of Oncology, hanno preso parte il Dottor Davide Ciardiello, medico oncologo della Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini dello IEO (primo nome del lavoro) e il Dottor Luca Boscolo Bielo specializzando in Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Milano e coautore del paper, il Dottor Nicola Fazio, Direttore del Programma Tumori dell’Apparato Digerente e Neuroendocrini dello IEO, in collaborazione con la Divisione Nuovi Farmaci, guidata dal Professor Giuseppe Curigliano, la Dottoressa Maria Giulia Zampino della Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini e il Gruppo Oncologico dell’Italia Meridionale (GOIM).

Cos’è la biopsia liquida nel tumore del colon-retto

Negli ultimi anni le cure per il tumore del colon-retto hanno compiuto importanti passi avanti grazie allo sviluppo nuove terapie sistemiche quali l’’immunoterapia e le terapie a bersaglio molecolare e al continuo miglioramento delle tecniche chirurgiche e della integrazione multidisciplinare. Tuttavia, quando la malattia è metastatica, ovvero si diffonde ad altri organi, e diventa resistente ai trattamenti, trovare la terapia più efficace rappresenta ancora una sfida.

In questo contesto, la biopsia liquida nel tumore del colon-retto offre la possibilità di analizzare il DNA rilasciato dal tumore attraverso un semplice prelievo di sangue. Questa tecnica permette di raccogliere informazioni utili sulle caratteristiche biologiche della malattia e di orientare in modo più preciso le scelte terapeutiche.

Lo studio sulla terapia anti-EGFR

Per alcuni pazienti con tumore del colon-retto metastatico, privi di specifiche mutazioni dei geni RAS e BRAF, la terapia con farmaci anti-EGFR rappresenta uno dei trattamenti disponibili.

Quando però la malattia, dopo un iniziale beneficio clinico, tende nel tempo a progredire, una possibile strategia consiste nel riproporre questi stessi farmaci in pazienti accuratamente selezionati. Questo approccio, definito rechallenge, è stato al centro dello studio clinico di fase II randomizzato e multicentrico CAVE-2 GOIM.

I ricercatori e le ricercatrici hanno confrontato due strategie terapeutiche: il cetuximab, un farmaco anti-EGFR che blocca i segnali di crescita delle cellule tumorali, e la combinazione di cetuximab con avelumab, un’immunoterapia che aiuta il sistema immunitario a riconoscere e ostacolare la crescita del tumore, selezionando i pazienti sulla base dei risultati ottenuti dalla biopsia liquida.

Cosa hanno evidenziato i risultati

L’analisi dello studio non ha mostrato un vantaggio significativo, in termini di sopravvivenza, nell’associazione tra cetuximab e avelumab rispetto al solo cetuximab.

I risultati hanno però confermato un aspetto particolarmente importante: la biopsia liquida nel tumore del colon-retto può aiutare a individuare quei pazienti che potrebbero rispondere nuovamente alla terapia anti-EGFR, anche se la malattia era già progredita durante un precedente trattamento con questi farmaci.

Lo studio suggerisce inoltre che ripetere nel tempo l’analisi del DNA tumorale circolante consente di monitorare l’evoluzione della malattia e verificare l’eventuale assenza di mutazioni associate alla resistenza ai farmaci anti-EGFR. In questi casi, cetuximab potrebbe rappresentare ancora una valida ulteriore opzione terapeutica per alcuni pazienti con tumore del colon-retto metastatico.

Il valore della Ricerca

Questi risultati confermano il valore della medicina personalizzata, che punta a adattare le terapie alle caratteristiche biologiche di ogni tumore. Grazie anche al contributo di questo lavoro le ultime linee guida della Società Europea di Oncologia (ESMO) hanno incluso il rechallenge con farmaci anti-EGFR nell’algoritmo terapeutico del tumore del colon retto metastatico.

La biopsia liquida rappresenta uno strumento promettente perché permette di ottenere informazioni utili con un esame poco invasivo e può aiutare i medici a scegliere il trattamento più appropriato nelle diverse fasi della malattia.

In questo scenario presso l’Istituto Europeo di Oncologia è attualmente un corso lo studio clinico ROMANCE, proposto dal Dottor Ciardiello nell’ambito della Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini IEO, dove è nato ed è stato condiviso, e che verrà realizzato grazie al gruppo GOIM.
Lo studio valuterà il rechallenge con farmaci anti-EGFR rispetto alle terapie standard in pazienti ultra-selezionati sulla base del risultato della biopsia liquida.

Per questo la Fondazione IEO-MONZINO ETS sostiene la Ricerca medico-scientifica dell’Istituto Europeo di Oncologia supportando medici, ricercatori e ricercatrici impegnati, ogni giorno, nello sviluppo di nuovi percorsi di cura capaci di rispondere alle caratteristiche specifiche di ogni paziente.

logo-cerchi copy 2Created with Sketch.

DONA ORA

Costruiamo insieme il futuro della cura delle malattie oncologiche: AIUTACI A FARLO!

×