Emanuela Omodeo Salè, Direttrice della Farmacia Ospedaliera dell’Istituto Europeo di Oncologia, ha costruito il proprio percorso professionale partendo da una consapevolezza maturata molto presto. Da bambina, l’esperienza della malattia della nonna le ha fatto intuire quanto la cura non riguardi solo le terapie, ma anche la presenza, la capacità di ascoltare e il modo in cui si accompagna una persona nei momenti più fragili.
Questa sensibilità non è rimasta un ricordo, ma è diventata la base del suo lavoro quotidiano allo IEO, dove la Farmacia Ospedaliera non è soltanto un servizio tecnico, ma un luogo in cui competenze medico-scientifiche e attenzione alla persona si intrecciano costantemente.
Questa consapevolezza è stata raccontata da Marco Voleri nella rubrica “Una nota in tasca” di Avvenire, dove la Dottoressa Emanuela Omodeo Salè ha condiviso come la cura non sia solo questione di molecole, ma di presenza umana. La nostra Fondazione riprende quel racconto e lo approfondisce nella prospettiva della Ricerca e dell’innovazione che pone il paziente al centro.
Oltre il farmaco: una cura che passa dalle persone
Dietro ogni terapia oncologica c’è un lavoro complesso e altamente specializzato. La Farmacia Ospedaliera IEO si occupa della gestione dei farmaci, della preparazione di trattamenti personalizzati, del supporto agli studi clinici e della sicurezza dei percorsi terapeutici.
Ma accanto a questo rigore medico-scientifico, esiste una dimensione meno visibile e altrettanto fondamentale: quella della relazione.
Ogni terapia, infatti, non è solo un prodotto da consegnare o spiegare, ma un passaggio che coinvolge emozioni, paure, domande. In questo contesto, il ruolo del farmacista ospedaliero si è trasformato nel tempo, avvicinandosi al paziente e alla sua esperienza di cura.
La centralità della persona nel percorso terapeutico
Per Emanuela Omodeo Salè, la parte più importante del lavoro non è soltanto garantire la correttezza delle terapie, ma riuscire a costruire un rapporto di fiducia con chi le riceve.
Spiegare, ascoltare, prendersi il tempo necessario per chiarire dubbi e incertezze significa aiutare le persone a orientarsi in un percorso spesso complesso e carico di emozioni. A volte, però, è altrettanto importante saper restare in silenzio, lasciando spazio all’altro.
È in questo equilibrio tra parole e presenza che prende forma quella che viene definita una vera e propria “Farmacia dell’Anima”: un luogo in cui la cura non è solo farmacologica, ma anche umana.
La competenza medico-scientifica resta essenziale, ma diventa ancora più efficace quando si accompagna alla capacità di vedere il paziente nella sua interezza, non solo come destinatario di una terapia.
Ricerca e innovazione che partono dall’ascolto
L’attività della Farmacia Ospedaliera è profondamente legata anche alla Ricerca clinica. La partecipazione agli studi, la gestione dei farmaci sperimentali e la collaborazione con centri di Ricerca e università contribuiscono allo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche.
In questa prospettiva, innovazione medico-scientifica e attenzione alla persona non sono due percorsi separati, ma parti dello stesso processo.
Il valore della Ricerca sostenuta dalla Fondazione
Mettere il paziente al centro significa investire ogni giorno nella Ricerca, nell’innovazione e nelle professionalità che rendono possibile un’assistenza personalizzata.
Sostenere la Ricerca significa anche contribuire alla crescita di un ecosistema fondato su competenze, innovazione e multidisciplinarietà. La Fondazione IEO-MONZINO ETS promuove questo impegno, favorendo lo sviluppo di conoscenze che coinvolgono tutte le figure professionali impegnate nella cura dei pazienti, tra cui i farmacisti ospedalieri, il cui ruolo assume un’importanza sempre più centrale nei moderni percorsi terapeutici.

