Il team guidato dal Prof. Stefano Santaguida all’Istituto Europeo di Oncologia studia un fenomeno genetico poco noto ma estremamente rilevante per la comprensione e il trattamento dei tumori: l’aneuploidia, ovvero la presenza di un numero anomalo di cromosomi nelle cellule.
In condizioni normali, ogni cellula umana possiede 46 cromosomi organizzati in coppie. Quando questo equilibrio si altera – per esempio con la perdita o la duplicazione di uno o più cromosomi – si parla di aneuploidia. Questo disordine cromosomico è una caratteristica comune nella maggior parte dei tumori solidi ed è legato a una maggiore aggressività, resistenza ai trattamenti e instabilità genetica.
L’obiettivo del progetto è duplice: comprendere i meccanismi attraverso cui le cellule aneuploidi riescono a sopravvivere nonostante lo stress genetico che le caratterizza, e individuare strategie terapeutiche mirate che possano colpire selettivamente queste cellule alterate, risparmiando quelle sane.

Una sfida biologica e terapeutica
Le cellule aneuploidi si trovano in uno stato di stress continuo. Il numero alterato di cromosomi provoca uno squilibrio nella produzione di RNA e proteine, che compromette il normale funzionamento cellulare. Eppure, nei tumori, queste cellule non solo sopravvivono, ma si moltiplicano e diventano sempre più resistenti.
Il team del Prof. Santaguida lavora per identificare le “falle” nel sistema di compensazione delle cellule aneuploidi: quei meccanismi di adattamento che permettono loro di tollerare lo squilibrio genetico. Tra questi, la degradazione dell’eccesso di RNA e proteine, l’attivazione di specifici pathway di risposta al danno del DNA, e l’alterazione dei sistemi di controllo della divisione cellulare.
Bloccare questi meccanismi significa colpire selettivamente le cellule tumorali, lasciando intatte quelle normali. Questo approccio rappresenta una delle vie più promettenti della medicina di precisione.
La Ricerca in azione
Il lavoro quotidiano in laboratorio è complesso e multidisciplinare. Il team combina esperimenti su linee cellulari umane, sia sane che tumorali, con analisi genomiche, trascrittomiche e proteomiche di ultima generazione. Questo approccio consente di costruire un quadro dettagliato del funzionamento interno delle cellule aneuploidi.
Recenti scoperte del gruppo hanno mostrato che le cellule con cariotipo alterato attivano processi specifici per eliminare l’accumulo tossico di RNA e proteine. Interferire con questi processi attraverso inibitori molecolari si è rivelata una strategia efficace per ridurre la vitalità delle cellule tumorali in vitro.
Queste evidenze aprono la strada a nuove combinazioni terapeutiche, che potrebbero includere farmaci già in uso in oncologia, adattati per colpire in modo selettivo i tumori aneuploidi.
La visione
Il lavoro del gruppo è guidato da una visione ambiziosa: trasformare la vulnerabilità genetica delle cellule tumorali in un punto di forza terapeutico. L’integrazione tra biologia cellulare, genetica, farmacologia e bioinformatica è la chiave per raggiungere questo obiettivo.
Portare avanti un progetto di questa portata richiede tempo, risorse e continuità. La collaborazione tra Ricerca pubblica e privato sociale è essenziale per trasformare la conoscenza scientifica in opportunità concrete per i pazienti.
Grazie al sostegno della Fondazione IEO-MONZINO ETS, attraverso il programma Partner per la Ricerca, il gruppo del Prof. Santaguida può proseguire nel suo lavoro, contribuendo alla costruzione di una medicina oncologica sempre più precisa, personalizzata e sostenibile.