All’Istituto Europeo di Oncologia è attivo un progetto di Ricerca innovativo guidato dal Prof. Salvatore Pece del Dipartimento di Oncologia Sperimentale IEO e dal Prof. Gennaro Musi della Divisione di Urologia, in collaborazione con il Dipartimento di Anatomia Patologica.
Sostenuto dalla Fondazione IEO-MONZINO ETS, lo studio si concentra sul ruolo di NCAM1 come marcatore delle cellule staminali e progenitrici del tumore della prostata. L’obiettivo è comprendere i meccanismi che favoriscono la trasformazione dell’adenocarcinoma prostatico in carcinoma neuroendocrino, una variante particolarmente aggressiva e resistente alle terapie.

Un tumore frequente, ma molto eterogeneo
Il tumore della prostata è una delle neoplasie più diffuse nella popolazione maschile dei Paesi occidentali. Insorge soprattutto dopo i 45 anni e rappresenta circa il 20% di tutte le diagnosi oncologiche negli uomini.
Nella maggior parte dei casi si sviluppa lentamente e rimane confinato nella ghiandola, consentendo buone prospettive di cura. Tuttavia, in una parte significativa di pazienti, la malattia evolve verso forme aggressive, capaci di diffondersi ai linfonodi e ad altri organi.
Il trattamento delle forme avanzate è rappresentato dalla terapia di deprivazione androgenica (ADT), che riduce l’attività degli ormoni maschili necessari alla crescita delle cellule tumorali. Questa terapia garantisce un buon controllo iniziale, ma col tempo molti pazienti sviluppano una recidiva nota come cancro della prostata resistente alla castrazione (CRPC). Nonostante l’introduzione di farmaci di nuova generazione, il tumore trova spesso strade alternative per progredire.
In alcuni casi si osserva anche la transizione verso il carcinoma neuroendocrino: le cellule perdono la dipendenza dagli androgeni, acquisiscono caratteristiche più aggressive e diventano intrinsecamente resistenti ai trattamenti disponibili.
Comprendere i meccanismi di questa trasformazione è cruciale. Le evidenze più recenti suggeriscono che a guidare il processo possa essere una popolazione minoritaria di cellule immature, con caratteristiche staminali, in grado di influenzare sia l’insorgenza del carcinoma prostatico sia la sua evoluzione verso forme più resistenti.
Il progetto di Ricerca per il tumore della prostata
Il progetto in corso all’Istituto Europeo di Oncologia punta a identificare nuovi biomarcatori predittivi e a sviluppare terapie mirate capaci di colpire selettivamente le cellule NCAM1+.
Per raggiungere questi obiettivi, i ricercatori utilizzano tecnologie avanzate come l’analisi a singola cellula, modelli tridimensionali derivati dai pazienti (organoidi) e approcci di patologia molecolare e spaziale ad alta risoluzione.
Si tratta di uno studio cruciale, poiché oggi non esistono cure specifiche per i tumori prostatici a differenziazione neuroendocrina. Capire il ruolo di NCAM1 e delle cellule staminali tumorali potrebbe aprire la strada a cure più personalizzate, migliorare i programmi di sorveglianza e ridurre la mortalità legata al carcinoma prostatico avanzato.