Melania Lippi è una ricercatrice postdoc in Medicina Traslazionale e Molecolare presso il Centro Cardiologico Monzino.
L’obiettivo del suo progetto di Ricerca è studiare la cardiomiopatia aritmogena per sviluppare terapie sempre più mirate.
Melania Lippi è una ricercatrice postdoc in Medicina Traslazionale e Molecolare presso il Centro Cardiologico Monzino.
L’obiettivo del suo progetto di Ricerca è studiare la cardiomiopatia aritmogena per sviluppare terapie sempre più mirate.
Sono Melania e sono una ricercatrice che ha appena concluso qui al Centro Cardiologico Monzino il percorso di Dottorato in Medicina Traslazionale e Molecolare. Il mio lavoro mi appassiona sia per il fine ultimo della Ricerca, utile al progresso della scienza medica, sia per come si svolge, con giornate mai una uguale all’altra, ricche di stimoli e novità.
Mi occupo di cardiomiopatia aritmogena, una malattia genetica che colpisce il cuore, caratterizzata da un accumulo di grasso nel muscolo cardiaco e da alterazioni del ritmo potenzialmente fatali.
Il mio progetto è sulla terapia genica nella cardiomiopatia aritmogena e mira a trovare un metodo per somministrare ai pazienti affetti l’RNA messaggero che possa produrre nel loro corpo la versione sana della proteina difettosa che gli provoca la patologia. In questo modo si risolverebbe il problema alla radice, obiettivo che invece non riescono a raggiungere le terapie convenzionali.
L’obiettivo della mia Ricerca è scoprire quanto più possibile sulla cardiomiopatia aritmogena, così da avere, un giorno, gli elementi per curarla definitivamente.
Ho iniziato a fare Ricerca all’Università, durante il mio tirocinio di laurea in un laboratorio di elettrofisiologia cardiaca. Lì la Ricerca mi ha appassionato e non ho più voluto allontanarmi dallo studio delle malattie cardiache.
La sfida più grande è stata contribuire nella gestione di un trial clinico dedicato ai pazienti con cardiomiopatia aritmogena che si sta svolgendo qui al Monzino. Mi ha messo davanti alla realtà vissuta dai pazienti, un’esperienza molto diversa rispetto a quella sul bancone.
Non esiste una vera “giornata tipo” in laboratorio. Tra esperimenti, analisi dei dati, scrittura di articoli e progetti, momenti di studio individuale e riunioni con il team, le giornate sono molto variegate, ed è proprio questo uno degli aspetti più stimolanti del mio lavoro.
Mi ha dato molta soddisfazione il momento in cui abbiamo scoperto alcuni nuovi geni potenzialmente responsabili della cardiomiopatia aritmogena. Infatti alcuni difetti genetici che causano la malattia sono ancora sconosciuti ed è importante identificarli per poter garantire una migliore gestione della malattia e, in futuro, permettere ai pazienti di usufruire di una terapia genica.
Lavorare in squadra è fondamentale nel mio campo perché la Ricerca biomedica è un processo spesso lungo e complesso che richiede competenze diverse e complementari. Condividere i risultati accelera il progresso scientifico perché permette un confronto che spesso porta a nuovi spunti.
Il sostegno della Fondazione IEO-MONZINO e dei donatori è decisivo perché aiuta la Ricerca a procurarsi le risorse necessarie, come nuove tecnologie e personale qualificato, per rendere concrete idee innovative che altrimenti resterebbero semplicemente tali.
Direi che il loro contributo è un investimento nel futuro della salute di tutti noi, indispensabile per avvicinarci al giorno in cui potremo prevenire e curare molte patologie.
Credere nella Ricerca è importante perché, senza di essa, la medicina non potrebbe evolvere, e il progresso in medicina è fondamentale per garantire una migliore qualità di vita sia nel presente che nel futuro. Inoltre la Ricerca è utile per far avanzare la conoscenza: ogni scoperta apre nuove strade che servono a costruire una comprensione più ampia del corpo umano, delle malattie e dei meccanismi della vita.