Uno studio IEO che rende possibili trattamenti personalizzati
Una delle sfide nel trattamento del linfoma follicolare, un tipo di tumore del sangue che nasce dai linfonodi, è capire fin dall’inizio quale sia la terapia più adatta a ogni singolo paziente. Oggi, per molti, quella standard prevede l’uso della chemioterapia, spesso in combinazione con altri farmaci. Tuttavia, non tutti i pazienti ne hanno necessariamente bisogno per tenere sotto controllo la malattia.
Un nuovo studio coordinato dal Prof. Enrico Derenzini, direttore della Divisione di Oncoematologia dell’Istituto Europeo di Oncologia, ha dimostrato che alcuni pazienti possono essere trattati in modo efficace anche senza chemioterapia, grazie a un farmaco chiamato rituximab.
Cos’è il rituximab?
Il rituximab è un farmaco biologico che appartiene alla categoria degli anticorpi monoclonali: si tratta di molecole prodotte in laboratorio che riconoscono e attaccano con precisione le cellule malate. In particolare, il rituximab è in grado di colpire le cellule del linfoma, attivando il sistema immunitario per eliminarle. Questo lo rende una terapia mirata, che agisce in modo diverso dalla chemioterapia tradizionale, spesso più tossica per l’intero organismo.
Cosa ha scoperto lo studio?
I ricercatori dello IEO hanno analizzato 81 persone con linfoma follicolare trattate negli ultimi vent’anni con rituximab come unico farmaco (senza chemio). In 40 di questi pazienti è stato possibile esaminare il tessuto tumorale prelevato prima della terapia. Analizzando l’attività di alcuni geni in questi campioni, è stato identificato un insieme di segnali biologici che permettono di prevedere la risposta al trattamento.
In altre parole, è stato scoperto che alcuni pazienti hanno una particolare “firma” genetica nel tumore che li rende più sensibili al rituximab. Questi pazienti, infatti, hanno mantenuto la malattia sotto controllo per oltre 10 anni, senza necessità di altri trattamenti.
Lo studio ha anche evidenziato un ruolo centrale delle cellule T regolatorie e delle cellule natural killer, due componenti chiave del sistema immunitario. Se vuoi approfondire il ruolo delle cellule natural killer nei linfomi e nell’immunoterapia, puoi leggere questo articolo di approfondimento sul sito della Fondazione.
Un trattamento meno invasivo per i pazienti
Nei pazienti che presentano questa firma genetica favorevole, il rituximab da solo è sufficiente per controllare la malattia nel lungo periodo. Questo significa evitare gli effetti collaterali della chemioterapia, mantenendo comunque un’alta efficacia del trattamento.
Al contrario, nei pazienti che non presentano questa firma, la sola immunoterapia non è sufficiente, e potrebbe essere necessario ricorrere alla chemio per ottenere risultati duraturi.
Verso una medicina personalizzata
Lo studio apre la strada a terapie sempre più su misura. In futuro, basterà analizzare un campione del tumore al momento della diagnosi per capire:
- se il paziente può essere trattato con il solo rituximab
- oppure se è meglio optare fin da subito per una terapia combinata con chemioterapia
Questa è la direzione della medicina del futuro: trattamenti più efficaci, mirate, e con meno effetti collaterali.
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