In occasione del 17 maggio, Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, abbiamo approfondito il tema del tumore mammario nelle persone transgender e non binary, grazie al contributo della dottoressa Susanna Di Silvestre, chirurgo senologo dell’Istituto Europeo di Oncologia.
Oggi, infatti, la Ricerca sta cercando di comprendere meglio il rischio di tumore mammario nelle persone transgender e in quelle non binary e il ruolo della prevenzione in una popolazione ancora poco rappresentata negli studi medico-scientifici.
Tumore mammario: diffusione e fattori di rischio
Il tumore mammario è il tumore più diagnosticato nelle donne. Nel corso della vita, il rischio di svilupparlo riguarda circa una donna su otto. Negli ultimi anni, grazie ai programmi di screening e a terapie efficaci, la sopravvivenza è aumentata in modo significativo.
Negli uomini questa neoplasia è molto più rara e rappresenta circa l’1% dei casi.
Il tumore mammario è una malattia complessa e multifattoriale. Esistono fattori di rischio non modificabili, come età, predisposizione genetica e familiarità, e fattori modificabili legati allo stile di vita, all’esposizione ormonale e ad alcune condizioni cliniche.
Tumore mammario nelle persone transgender e non binary
Una persona transgender ha un’identità di genere diversa dal sesso assegnato alla nascita, mentre una persona non binary non si riconosce esclusivamente nel genere maschile o femminile. Quando il sesso assegnato alla nascita corrisponde all’identità di genere dell’individuo si parla di persona cisgender.
Sia le persone transgender che quelle non binary possono intraprendere percorsi di affermazione di genere che includono trattamenti ormonali e interventi chirurgici.
Negli uomini transgender, cioè persone assegnate femmine alla nascita, può essere eseguita la cosiddetta “top surgery”, un intervento che modifica il torace attraverso la riduzione o la rimozione del tessuto mammario. Nelle donne transgender, cioè persone assegnate maschi alla nascita, le terapie ormonali con estrogeni e antiandrogeni favoriscono lo sviluppo delle caratteristiche sessuali femminili.
Questi percorsi terapeutici sono riconosciuti per il loro importante impatto positivo sul benessere psicologico e sulla qualità di vita. Tuttavia, gli effetti a lungo termine delle terapie ormonali sul rischio di tumore della mammella sono ancora oggetto di studio.
Cosa emerge dagli studi
Una recente revisione medico-scientifica ha analizzato gli studi pubblicati sul tumore mammario nelle persone transgender sottoposte a terapia ormonale di affermazione di genere.
I dati disponibili mostrano che il rischio di tumore mammario in queste persone è più alto rispetto agli uomini cisgender, ma rimane significativamente più basso rispetto alle donne cisgender. Le conoscenze disponibili sono, però, ancora limitate perché gli studi su questa popolazione sono pochi e spesso basati su numeri ridotti.
Nelle donne transgender, il rischio sembra essere associato soprattutto all’assunzione di estrogeni. Le terapie ormonali, infatti, possono modificare il tessuto mammario e favorire lo sviluppo delle strutture della mammella. Tuttavia, il meccanismo preciso e l’entità reale del rischio non sono ancora del tutto chiari.
Anche negli uomini transgender sono stati descritti casi di tumore mammario, inclusi alcuni successivi alla top surgery. Questo accade perché, a differenza della mastectomia profilattica (intervento preventivo di rimozione del seno) eseguita nelle persone ad alto rischio, alcuni interventi di affermazione di genere possono lasciare una parte di tessuto mammario per garantire un migliore risultato estetico.
Altri fattori, come familiarità, mutazioni genetiche dei geni BRCA1 e BRCA2, fumo, alcol, obesità e sedentarietà, potrebbero contribuire ad aumentare il rischio.
Tumore mammario e prevenzione inclusiva: il progetto IEO
Accanto alla Ricerca medico-scientifica sul rischio di tumore mammario nelle persone transgender, lo IEO sta lavorando anche a un progetto con l’obiettivo di creare percorsi clinico-diagnostici dedicati, pensati per garantire inclusività e un’assistenza personalizzata.
Il progetto punta a promuovere attività di informazione e divulgazione sul tema a livello nazionale, coinvolgendo associazioni LGBTQI+ e realtà sanitarie che seguono persone transgender e non binary. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza sull’importanza della prevenzione e favorire un accesso ai controlli dedicati alla salute mammaria.
La proposta prevede inoltre incontri divulgativi rivolti a queste persone, per incoraggiare una maggiore attenzione alla prevenzione del tumore mammario e promuovere percorsi di screening personalizzati in base alle caratteristiche e alla storia clinica di ognuno.
Un altro aspetto centrale riguarda la creazione di ambienti di cura inclusivi, attraverso la formazione del personale sanitario e una comunicazione rispettosa e attenta all’identità di genere del paziente.
Il valore della Ricerca
La Ricerca sul tumore mammario nelle persone transgender e non binary è ancora in evoluzione per comprendere meglio i fattori di rischio e definire strategie di screening appropriate.
La Fondazione IEO-MONZINO ETS sostiene la Ricerca medico-scientifica dello IEO, supportando il lavoro di medici, ricercatori e ricercatrici impegnati nello sviluppo di percorsi di prevenzione, diagnosi e cura personalizzati, inclusivi e attenti ai bisogni di ogni persona.

