Identificate le proteine chiave delle cellule staminali tumorali, possibile bersaglio per nuove cure
Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Molecular & Cellular Proteomics da un gruppo di ricercatori guidati dal dott. Ugo Cavallaro, Direttore dell’Unità di Ricerca di Oncologia Ginecologica dell’Istituto Europeo di Oncologia, ha riportato la scoperta di nuove “firme” proteiche che permettono di identificare con precisione le cellule staminali tumorali, cioè quelle cellule più pericolose del tumore, responsabili della sua crescita e della resistenza alle terapie.
Cosa sono le cellule staminali tumorali?
Non tutte le cellule che compongono un tumore sono uguali. Al suo interno esiste una piccola popolazione chiamata cellule staminali tumorali (CSC), dotata della capacità di rigenerare il tumore anche dopo i trattamenti. Sono proprio queste cellule a rendere difficile eliminare completamente la malattia. Individuarle e colpirle in modo mirato rappresenta oggi una delle sfide più urgenti della Ricerca oncologica.
Un modello sperimentale per “vederle” da vicino
In questo studio, i ricercatori dello IEO hanno utilizzato colture tridimensionali di cellule tumorali, che imitano in laboratorio la struttura del tumore reale e sono particolarmente ricche di CSC, a partire da campioni derivati dalle pazienti.
Analizzando in dettaglio queste colture, sono state identificate due specifiche “firme” molecolari, ovvero gruppi di proteine selettivamente arricchite o ridotte nelle cellule staminali tumorali rispetto alle altre cellule neoplastiche. Queste firme, chiamate rispettivamente STEM_UP e STEM_DN, potrebbero diventare strumenti preziosi per riconoscere le CSC e valutarne la presenza nei tumori delle pazienti.
Una nuova via per la terapia
Lo studio ha permesso di individuare proteine chiave coinvolte nella sopravvivenza delle cellule staminali tumorali, tra cui PDGFR, una proteina già nota in oncologia. In laboratorio, i ricercatori sono riusciti a bloccare la crescita delle CSC utilizzando due farmaci già in uso clinico per altre patologie: Axitinib e Imatinib.
Questo risultato apre la strada a un possibile riutilizzo di farmaci esistenti per trattare in modo più efficace il tumore ovarico, colpendo le sue cellule più resistenti.
Un tumore, tanti volti
Un aspetto importante emerso dallo studio è l’elevata variabilità tra pazienti. Le firme proteiche identificate erano presenti in tutti i casi analizzati, ma con diversi livelli di attivazione, a conferma del fatto che ogni tumore è unico e richiede strategie terapeutiche personalizzate.
Inoltre, è stato osservato che le firme di staminalità erano più abbondanti nei campioni di pazienti resistenti ai trattamenti, rafforzando il legame tra cellule staminali tumorali e fallimento terapeutico.
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