Quando si parla di tumore al seno, è importante sapere che non è il tumore in sé a causare la maggior parte dei decessi, ma la sua capacità di diffondersi ad altri organi: un processo noto come metastasi. Nonostante i progressi della medicina, ancora oggi circa il 95% delle morti legate al carcinoma mammario è dovuto alla malattia metastatica, che può comparire anche anni dopo la cura del tumore primario.
Un indizio prezioso su questo processo però arriva da alcune cellule molto particolari: le cellule tumorali circolanti (CTC). Si tratta di cellule che si staccano dal tumore e viaggiano nel sangue. Alcune di loro sono innocue, ma altre potrebbero portare a delle metastasi, capaci di attecchire in organi distanti e far nascere nuovi focolai tumorali.
Capire quali CTC sono più pericolose e cosa le rende tali potrebbe aprire la strada a nuove terapie per prevenire la diffusione del tumore.
Seguire le CTC passo dopo passo
Presso l’Istituto Europeo di Oncologia, un team di Ricerca di cui fa parte il dott. Alberto Dalmasso – ricercatore sostenuto grazie a una borsa di studio dalla nostra Fondazione – sta portando avanti un ambizioso progetto: seguire l’evoluzione delle CTC dalla loro origine nel tumore primario, fino alla formazione di metastasi, passando attraverso il flusso sanguigno.
Per farlo, i ricercatori utilizzano tecniche d’avanguardia come il sequenziamento a singola cellula e il tracciamento genetico, strumenti che permettono di osservare come si comportano le cellule tumorali nel tempo e come cambiano geneticamente e funzionalmente.
Un’identità in continua trasformazione
Uno dei concetti chiave di questo studio è la plasticità fenotipica: la capacità delle cellule tumorali di cambiare “faccia” e adattarsi all’ambiente. Le CTC, infatti, non sono tutte uguali. Alcune sviluppano caratteristiche che le rendono più mobili, più capaci di aderire ai tessuti, o più resistenti al sistema immunitario.
Analizzando queste trasformazioni, il team dell’IEO ha scoperto che le CTC più pericolose attivano particolari programmi genetici legati al metabolismo e alla struttura cellulare, rendendole più abili a colonizzare nuovi organi.
Cloni dominanti: pochi ma molto aggressivi
Un’altra scoperta importante riguarda l’evoluzione clonale: le CTC non sono una popolazione omogenea, ma un mosaico di “cloni” diversi, ognuno con il proprio DNA. Tuttavia, nelle metastasi si osserva spesso la presenza di pochi cloni dominanti, probabilmente i più aggressivi.
Individuare questi cloni e studiarne le caratteristiche molecolari può aiutare a capire quali cellule hanno davvero il potenziale di diffondersi e come bloccarle prima che diventino pericolose.
Grazie a tecnologie innovative, i ricercatori sono riusciti a isolare solo le CTC con elevato potenziale metastatico. Questo ha permesso di studiarle in modo mirato, confrontandole con le altre cellule tumorali. Tra le differenze più rilevanti emerse ci sono:
- una maggiore capacità di muoversi e aderire ai tessuti;
- un metabolismo più attivo.
Verso nuovi strumenti per la diagnosi e la cura
Il progetto apre prospettive molto promettenti. Se si riuscissero a identificare in modo precoce le CTC “pericolose”, si potrebbero sviluppare esami del sangue (biopsie liquide) capaci di prevedere la recidiva metastatica prima che si manifesti clinicamente.
Non solo: conoscere i meccanismi molecolari che rendono le CTC così aggressive potrebbe portare alla creazione di nuovi farmaci mirati a colpirle, prevenendo così la diffusione del tumore.
Il percorso è ancora lungo, ma la strada è tracciata. Studiare le CTC significa esplorare uno dei passaggi chiave nella progressione del tumore al seno: la sua capacità di viaggiare e attecchire altrove. Conoscere il nemico da vicino è il primo passo per fermarlo, e questo progetto rappresenta un passo avanti fondamentale verso una medicina sempre più personalizzata, predittiva e preventiva.
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Progetti innovativi come quello dedicato allo studio delle cellule tumorali circolanti – capaci di anticipare la comparsa di metastasi e rivoluzionare la diagnosi precoce del carcinoma mammario – sono possibili grazie al lavoro di giovani ricercatrici e ricercatori. Supportare la Fondazione IEO-MONZINO ETS significa sostenere chi si occupa della Ricerca che ogni giorno lavora per comprendere come il tumore si diffonde, sviluppare tecnologie avanzate come il sequenziamento a singola cellula e trasformare queste scoperte in strumenti concreti.
Ogni donazione dà continuità alla Ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia e contribuisce a costruire un futuro in cui prevenire la metastasi sarà sempre più possibile.

