Infarto: nuovo marcatore per i pazienti a rischio

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Una Ricerca del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e dell’Università degli Studi di Milano ha identificato un nuovo marcatore biologico, misurabile con un semplice prelievo di sangue, capace di stimare il rischio di mortalità cardiovascolare nei cinque anni successivi in pazienti con malattia coronaricaLo studio è stato guidato dalla prof.ssa Marina Camera, Responsabile dell’Unità di Ricerca di Biologia Cellulare e Molecolare Cardiovascolare e docente di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Milano ed i risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Thrombosis and Haemostasis

Una proteina che aiuta a capire il rischio cardiovascolare 

La proteina individuata è il Fattore Tissutale, chiamato anche Tissue Factor (TF). Si tratta di una molecola coinvolta nei processi di coagulazione del sangue. Quando è presente sulla superficie delle piastrine, le cellule che contribuiscono alla formazione dei trombi, può favorirne la formazione ostruendo le arterie coronarie e causando eventi cardiovascolari come l’infarto. 

Lo studio ha dimostrato che la percentuale di piastrine che esprimono il Fattore Tissutale rappresenta un indicatore importante del rischio futuro. Nei pazienti con malattia coronarica, questo parametro è risultato un predittore indipendente di mortalità cardiovascolare a cinque anni. 

I dati dello studio su oltre 500 pazienti 

La Ricerca ha coinvolto 527 pazienti con malattia coronarica seguiti presso il Centro Cardiologico Monzino. In tutti è stato misurato il livello di Tissue Factor presente sulle piastrine. 

I risultati mostrano che chi presenta una percentuale di piastrine positive superiore al 4% ha un rischio di morte cardiovascolare significativamente più alto nei cinque anni successivi rispetto a chi ha valori inferiori. Nell’intera popolazione studiata il rischio risulta circa 2–3 volte superiore, e può aumentare fino a 6–7 volte in specifici sottogruppi di pazienti in doppia terapia antipiastrinica nonostante una buona risposta al trattamento farmacologico. Questo dato è indipendente da altri fattori clinici e dalla terapia antipiastrinica già in corso. 

Nonostante le cure disponibili, una quota di pazienti con malattia coronarica rimane esposta a un rischio residuo di eventi cardiovascolari. Finora i medici si basavano su punteggi di rischio costruiti su età, familiarità, fattori di rischio e marcatori di infiammazione. Mancava però un indicatore biologico diretto legato ai meccanismi della formazione del trombo.  La scoperta di una proteina che contribuisce a identificare i pazienti a più alto rischio di morte cardiovascolare rappresenta un passo avanti in questa direzione.

Un esame semplice per una prevenzione più personalizzata 

La misurazione del Fattore Tissutale piastrinico richiede un normale prelievo di sangue. In laboratorio l’analisi può essere eseguita con un citofluorimetro, uno strumento già utilizzato in ambito specialistico e che permette di analizzare le cellule singolarmente. 

In futuro questo biomarcatore potrebbe affiancare gli strumenti tradizionali e aiutare i medici a identificare i pazienti a più alto rischio. Tuttavia, sono necessari studi multicentrici su larga scala per confermare i risultati e valutarne l’applicazione nella pratica clinica quotidiana. 

L’importanza della Ricerca cardiovascolare 

Questa scoperta è un esempio concreto di come la Ricerca medico-scientifica possa migliorare la comprensione dei meccanismi alla base del rischio cardiovascolare e contribuire a una medicina sempre più personalizzata. 

La Fondazione IEO-MONZINO ETS sostiene la Ricerca del Centro Cardiologico Monzino, supportando progetti in ambito cardiovascolare. Grazie al contributo dei donatori è possibile trasformare le nuove conoscenze in strumenti diagnostici più precisi e terapie sempre più mirate e personalizzate. 

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