Nello scompenso cardiaco, non tutti i segnali di peggioramento sono immediatamente visibili o accompagnati da sintomi chiari. Alcune alterazioni, apparentemente “minori”, possono invece indicare una maggiore fragilità cardiovascolare.
È il caso della sclerosi della valvola aortica. Uno studio condotto dal Centro Cardiologico Monzino ha approfondito il ruolo di questa condizione per capire se e come possa aiutare a prevedere l’evoluzione della malattia.
Per la realizzazione di questo approfondimento, abbiamo raccolto anche il contributo della dott.ssa Myasoedova Veronika e del Prof. Poggio Paolo, Responsabile Unità per lo Studio di Patologie Aortiche, Valvolari e Coronariche Monzino, in qualità di Principal Investigators del progetto.
Cos’è la sclerosi della valvola aortica e perché è importante nello scompenso cardiaco
La sclerosi della valvola aortica è una condizione asintomatica caratterizzata da un ispessimento dei lembi valvolari con presenza minima di calcificazioni.
Pur essendo visibile all’ecocardiogramma, non determina una stenosi significativa e non ostacola il flusso sanguigno attraverso la valvola.
Tuttavia, nei pazienti con malattie cardiovascolari, e in particolare nello scompenso cardiaco, la presenza di sclerosi aortica assume un valore clinico importante. Può rappresentare un marcatore di rischio e indicare un fenotipo di malattia più avanzato o biologicamente complesso, anche in assenza di sintomi specifici legati alla valvola.
Lo studio: chi è stato coinvolto e come è stato condotto
Lo studio, pubblicato su European Heart Journal Open, ha coinvolto 1.397 pazienti con scompenso cardiaco cronico, seguiti presso il Monzino tra il 2006 e il 2019. I medici hanno valutato tutti i pazienti con esami clinici approfonditi, ecocardiogramma e test da sforzo cardiopolmonare, strumenti utilizzati nella pratica clinica per stimare la gravità della malattia.
Circa la metà dei pazienti presentava già una sclerosi della valvola aortica al momento dell’ingresso nello studio, mentre gli altri avevano una valvola aortica normale. I ricercatori hanno poi seguito i pazienti nel tempo per osservare l’evoluzione clinica e l’eventuale comparsa di nuovi eventi cardiovascolari.
Gli obiettivi dello studio
Lo studio aveva tre obiettivi principali. Il primo obiettivo era valutare se la presenza di sclerosi della valvola aortica nello scompenso cardiaco fin dalla diagnosi si associasse a un aumento del rischio di morte o di gravi eventi cardiovascolari.
Il secondo obiettivo mirava a capire se la sclerosi della valvola aortica nello scompenso cardiaco fornisse informazioni aggiuntive ai modelli di valutazione del rischio già utilizzati nella pratica clinica, come il punteggio MECKI, che combina i risultati del test da sforzo metabolico con indicatori di salute cardiaca e renale.
Il terzo e più rilevante obiettivo si concentrava sull’analisi dei pazienti che non presentavano sclerosi della valvola aortica al momento della diagnosi, ma che l’hanno sviluppata nei cinque anni successivi.
I risultati
I risultati hanno mostrato che i pazienti con sclerosi della valvola aortica presentano in media una forma di scompenso cardiaco più avanzata e un rischio maggiore di esiti negativi nel tempo. Tuttavia, quando l’analisi considera tutti gli altri fattori clinici rilevanti, la sclerosi valvolare non agisce come causa diretta del peggioramento della malattia.
Di conseguenza, l’inclusione della sclerosi della valvola aortica nei modelli di valutazione del rischio non migliora in modo significativo la capacità di prevedere l’evoluzione dello scompenso cardiaco. Questo risultato conferma che la sclerosi della valvola aortica rappresenta soprattutto un indicatore della gravità complessiva della malattia, più che uno strumento aggiuntivo per affinare la stima del rischio.
Diverso è il caso dei pazienti che sviluppano la sclerosi della valvola aortica nel corso del tempo. In queste situazioni, la comparsa della sclerosi si associa a un aumento significativo del rischio di morte e di eventi cardiovascolari gravi e segnala un peggioramento dello scompenso cardiaco e una maggiore vulnerabilità cardiovascolare.
Il ruolo della Ricerca cardiovascolare
Monitorare l’evoluzione della valvola aortica diventa quindi parte integrante di una gestione più consapevole dello scompenso cardiaco.
Comprendere segnali silenziosi come la sclerosi della valvola aortica significa migliorare la capacità di prevenire complicanze e personalizzare le cure. È grazie alla Ricerca cardiovascolare che dati clinici complessi possono trasformarsi in strumenti utili per la pratica medica quotidiana.
Il Centro Cardiologico Monzino, sostenuto dalla Fondazione IEO-MONZINO ETS, continua a investire nello studio dello scompenso cardiaco per offrire ai pazienti percorsi di cura sempre più mirati ed efficaci.

