Tumore della cervice uterina: prevenzione, diagnosi e terapie 

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La cervice uterina, o collo dell’utero, è la parte inferiore dell’utero che si apre nella vagina. Svolge un ruolo fondamentale: protegge l’utero dalle infezioni, regola il passaggio degli spermatozoi attraverso il muco cervicale e, durante il parto, si dilata per permettere la nascita del bambino. Per tutta la gravidanza resta invece chiusa, proteggendo il feto. È proprio qui che si trova una zona particolarmente delicata, la cosiddetta “zona di trasformazione”, in cui le cellule si rinnovano continuamente. In questo processo possono insorgere alterazioni che, in alcuni casi, evolvono in cellule tumorali. 

Quanto è diffuso il tumore della cervice uterina?

Il carcinoma della cervice uterina rappresenta in Italia circa l’1,3% di tutti i tumori femminili. Ogni anno si registrano circa 2.400 nuove diagnosi e la malattia colpisce soprattutto le donne sotto i 50 anni, diventando il quinto tumore più frequente in questa fascia di età. Dopo i 65 anni l’incidenza tende a ridursi. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni è di circa il 68%, ma varia in base a diversi fattori: lo stadio al momento della diagnosi, la dimensione del tumore, la sua estensione e il tipo di cellula da cui origina. 

La causa principale di questo tumore è l’infezione da Papillomavirus umano (HPV), trasmesso attraverso i rapporti sessuali. Nella maggior parte dei casi l’organismo riesce a eliminare spontaneamente il virus, ma quando questo persiste può favorire lo sviluppo di lesioni precancerose.  

Vi sono inoltre alcune condizioni che aumentano il rischio di ammalarsi, come l’inizio precoce dell’attività sessuale, un numero elevato di partner, la scarsa adesione ai programmi di prevenzione, il fumo e l’immunodepressione. Anche il contesto socioeconomico ha un ruolo, influenzando l’accesso ai controlli e alle cure. Dal punto di vista istologico, la forma più diffusa è il carcinoma squamoso, che rappresenta oltre due terzi dei casi, mentre l’adenocarcinoma interessa circa il 10-15% delle pazienti

La prevenzione primaria e secondaria

Il vaccino contro l’HPV rappresenta lo strumento più efficace di prevenzione primaria per ridurre il rischio di ammalarsi. In Italia viene offerto gratuitamente a ragazze e ragazzi tra i 12 e i 26 anni, ma è raccomandato anche fino ai 45 anni e a chi ha già ricevuto trattamenti per lesioni precancerose. I dati raccolti a livello internazionale sono incoraggianti: nei Paesi dove la copertura vaccinale supera il 70%, l’incidenza delle lesioni precancerose si è ridotta fino al 38%

Oltre al vaccino, un ruolo decisivo, come prevenzione secondaria, è svolto dallo screening. In Italia i programmi gratuiti prevedono l’esecuzione periodica del Pap test e dell’HPV test, con intervalli che variano dai tre ai cinque anni in base all’età. Questi esami consentono di individuare precocemente eventuali alterazioni cellulari o infezioni persistenti da HPV. Trattare le lesioni in questa fase significa impedire che si trasformino in tumore vero e proprio. Grazie allo screening, la mortalità per carcinoma della cervice uterina si è notevolmente ridotta negli ultimi decenni. 

Le possibilità di cura

Il trattamento dipende dallo stadio della malattia. Nei casi iniziali, quando il tumore è ancora confinato alla cervice e misura meno di quattro centimetri, la chirurgia rappresenta la scelta principale, con l’asportazione dell’utero e dei linfonodi pelvici. Nei casi localmente avanzati si ricorre a un approccio combinato di radioterapia e chemioterapia a base di platino, a cui in alcuni casi si affianca l’immunoterapia. La brachiterapia, che permette di irradiare la zona colpita dall’interno, rappresenta un ulteriore strumento terapeutico. 

Nelle forme metastatiche, invece, la terapia è sistemica e prevede l’utilizzo della chemioterapia in associazione a farmaci mirati come il bevacizumab, che ostacola la formazione di nuovi vasi sanguigni tumorali. L’immunoterapia, infine, ha migliorato in modo significativo la prognosi, aprendo nuove prospettive per le pazienti con malattia avanzata. 

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La vaccinazione e lo screening rappresentano le armi più efficaci per ridurre l’incidenza e la mortalità del tumore della cervice uterina, mentre le nuove terapie hanno ampliato le possibilità di trattamento anche nei casi più complessi. 

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