Il tumore della prostata è uno dei più diffusi tra gli uomini.
Parliamo della ghiandola dell’apparato riproduttivo maschile situata sotto la vescica e davanti al retto, con la funzione di produrre parte del liquido seminale. Quando alcune cellule della prostata iniziano a crescere in modo anomalo e incontrollato, può svilupparsi un tumore.
Quello alla prostata rappresenta circa il 15% di tutti i tumori diagnosticati nelle persone di sesso maschile ed è una malattia fortemente legata all’età: diventa più frequente dopo i 50 anni e il rischio aumenta ulteriormente con il passare degli anni.
L’incidenza è aumentata, come in alcuni Paesi del mondo dove i casi diagnosticati raddoppiati in circa 10 anni principalmente a causa di:
- invecchiamento della popolazione: nel tempo, le cellule della prostata possono accumulare alterazioni che favoriscono lo sviluppo di questo tumore. L’aumento dell’età media della popolazione porta così automaticamente a un numero maggiore di diagnosi;
- diffusione dell’esame del PSA (Antigene Prostatico Specifico): un esame del sangue che permette di individuare alterazioni della prostata anche quando la malattia è ancora in fase iniziale e non provoca sintomi, incrementando il numero di casi riconosciuti.
Grazie ai progressi della medicina e alla maggiore consapevolezza sull’importanza della prevenzione, oggi è più facile individuare il tumore della prostata nelle fasi iniziali, quando le probabilità di trattamento efficace sono più elevate.
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Tumore della prostata: fattori di rischio principali
I fattori che possono influenzare lo sviluppo del tumore della prostata sono diversi e comprendono elementi legati sia alle caratteristiche biologiche e genetiche della persona, sia all’ambiente e allo stile di vita.
Tra i principali si possono individuare:
- età: è uno dei principali fattori di rischio. La probabilità di svilupparlo è rara negli uomini con meno di 45 anni e aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età, nella maggior parte dei casi riguarda uomini oltre i 60 anni.
- familiarità e predisposizione genetica: gli uomini con parenti di primo grado che hanno avuto un tumore alla prostata presentano un rischio più elevato. In alcuni casi possono essere coinvolte mutazioni genetiche che aumentano la predisposizione.
- origine etnica: alcuni studi epidemiologici indicano una maggiore incidenza negli uomini afroamericani rispetto ad altre popolazioni. La frequenza risulta invece più bassa negli uomini asiatici e nelle popolazioni indigene del continente americano.
- fattori ormonali: gli androgeni, in particolare il testosterone, svolgono un ruolo importante nella crescita delle cellule prostatiche. Alterazioni nei livelli o nei meccanismi di regolazione di questi ormoni possono influenzare la comparsa della malattia.
- fattori ambientali: l’esposizione a determinate sostanze chimiche o condizioni ambientali specifiche può contribuire ad aumentare il rischio.
- alimentazione e stile di vita: una dieta ricca di grassi saturi, insieme a sedentarietà, sovrappeso e obesità, è associata a un aumento del rischio di diverse patologie. Anche se il legame con questa malattia è complesso, uno stile di vita sano rappresenta comunque un importante fattore di protezione.
Prevenzione del tumore della prostata: cosa significa davvero
Come per ogni altro tipo di tumore, anche in quello della prostata la prevenzione oncologica è di cruciale importanza. Non si tratta di un singolo intervento, ma di un insieme di strategie diverse ma complementari.
In questo specifico caso, la prevenzione non significa soltanto evitare la malattia, ma anche favorire una diagnosi precoce e migliorare le possibilità di trattamento.
Le attività di prevenzione si distinguono generalmente in:
- prevenzione primaria;
- prevenzione secondaria.
Prevenzione primaria per il tumore della prostata
La prevenzione primaria per il tumore alla prostata comprende tutte le azioni che riducono la probabilità di sviluppare la malattia, andando a ridurre l’infiammazione cronica e migliorare lo stato generale di salute.
I principali interventi in questa direzione riguardano l’adozione di una dieta equilibrata (ricca di frutta, verdura, cereali integrali e povera di grassi saturi), che consente di mantenere un peso corporeo adeguato e la pratica regolare e costante di attività fisica.
Essenziale anche evitare il fumo e limitare il consumo di alcol, perché entrambi questi comportamenti possono favorire processi che aumentano il rischio oncologico.
Prevenzione secondaria del tumore della prostata
La prevenzione secondaria ha invece l’obiettivo di individuare la malattia nelle fasi iniziali, quando spesso non sono ancora presenti sintomi.
Gli strumenti principali a cui è possibile ricorrere sono:
- visita urologica: serve a valutare la salute della prostata e dell’apparato urinario maschile, con raccolta della storia clinica e, se necessario, l’esplorazione rettale per individuare eventuali anomalie della ghiandola prostatica;
- dosaggio del PSA nel sangue: aiuta a misurare i livelli di una proteina prodotta dalla prostata. Valori elevati possono indicare la presenza di alterazioni prostatiche e richiedere ulteriori controlli;
- eventuali esami diagnostici di approfondimento: se emergono sospetti durante i primi controlli, il medico può prescrivere esami più specifici, come risonanza magnetica o biopsia prostatica.
Questi controlli permettono di individuare alterazioni sospette e intervenire tempestivamente.
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Il ruolo della Ricerca nella prevenzione e nella cura del tumore della prostata
La Ricerca medico-scientifica è fondamentale per migliorare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento del tumore della prostata.
Negli ultimi anni sono stati compiuti importanti progressi nella comprensione dei meccanismi biologici che guidano lo sviluppo della malattia.
Nuove tecnologie diagnostiche: la PET con PSMA
Ad esempio, presso l’Istituto Europeo di Oncologia, sono state introdotte nuove tecnologie di medicina nucleare per migliorare diagnosi e trattamento del tumore alla prostata, in particolare grazie alla PET con PSMA (proteina presente in quantità elevate in oltre il 95% dei tumori prostatici).
Attraverso un tracciante radioattivo utilizzato nella PET, le cellule che esprimono PSMA vengono “illuminate” nelle immagini diagnostiche, permettendo di:
- individuare il tumore
- valutare l’estensione del tumore
- riconoscere eventuali recidive (in modo più accurato rispetto agli esami tradizionali)
Queste informazioni aiutano i medici a scegliere la terapia più adatta per ogni paziente.
Nuove strategie terapeutiche e biomarcatori
La Ricerca sul tumore della prostata sta inoltre sviluppando nuove strategie per trattare le forme più aggressive e resistenti alle terapie tradizionali. In particolare, nelle fasi avanzate la cura standard è la terapia di deprivazione androgenica, che riduce l’azione degli ormoni maschili responsabili della crescita delle cellule tumorali. Tuttavia, nel tempo alcuni tumori diventano resistenti a questo trattamento.
Un altro studio molto importante è quindi relativo a nuovi biomarcatori e terapie mirate: i Ricercatori IEO si stanno concentrando sul ruolo della molecola NCAM1, associata alle cellule staminali tumorali. L’obiettivo è individuare precocemente i tumori più aggressivi e sviluppare trattamenti capaci di colpire selettivamente queste cellule, aprendo la strada a cure più personalizzate ed efficaci.
Questi progressi consentono di migliorare la qualità della vita dei pazienti e aumentare le probabilità di successo delle cure.
L’impegno della Fondazione IEO-MONZINO ETS nella prevenzione
La Fondazione IEO-MONZINO ETS sostiene attivamente e costantemente la Ricerca dello IEO. L’obiettivo primario è migliorare la prevenzione, la diagnosi e le terapie verso ogni forma di tumore, compreso quello alla prostata.
Attraverso donazioni private, campagne di sensibilizzazione e iniziative solidali, raccogliamo fondi che destiniamo a progetti di Ricerca, allo sviluppo di nuove tecnologie mediche e alla formazione dei ricercatori.
Allo stesso tempo, promuoviamo iniziative di sensibilizzazione dedicate alla salute maschile e alla prevenzione oncologica.
Tra queste rientra la campagna Follow the Blue, che ha lo scopo di diffondere informazioni corrette sui tumori maschili e incoraggiare gli uomini a prendersi cura della propria salute attraverso controlli regolari e stili di vita sani.
Cosa puoi fare TU per la prevenzione del tumore della prostata
La prevenzione del tumore della prostata passa anche attraverso scelte individuali consapevoli. Piccoli gesti quotidiani possono contribuire a proteggere la salute nel lungo periodo.
Essenziale mantenere un dialogo e un confronto aperto e costante con il proprio medico, effettuando controlli regolari adatti alla propria età e al proprio profilo di rischio. Sopra i 50 anni è altamente consigliato svolgere visite urologiche periodiche, in modo da tenere sempre la situazione sotto controllo.
Infine, ognuno può contribuire a questo percorso di progresso e futuro tramite donazioni in favore della Ricerca, che rappresenta uno degli strumenti più importanti per migliorare prevenzione e cura.
Lo si può fare tramite una donazione singola della cifra desiderata, oppure con un contributo regolare periodico, che consente di garantire un sostegno continuativo ai progetti di Ricerca e di permettere ai ricercatori di pianificare studi e attività scientifiche nel lungo periodo.
Solo grazie al sostegno di tutti è possibile portare avanti studi innovativi, sviluppare nuove terapie e rendere le cure sempre più efficaci e personalizzate per i pazienti.

