La Festa della Mamma, celebrata nella seconda domenica di maggio, rappresenta un momento significativo per celebrare al meglio la figura della donna per eccellenza.
Questa ricorrenza, per noi di Fondazione IEO-MONZINO ETS, ha però anche un altro valore fondamentale: diventa infatti un momento per riflettere sulla salute femminile. Un giorno di particolare attenzione alla prevenzione, cura e diagnosi precoce dei tumori che colpiscono le donne.
Traguardi che si rinnovano ogni giorno, grazie alla Ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia, sostenuta anche della Fondazione.
In questo articolo vogliamo fare il punto sulle neoplasie femminili più comuni e sull’importanza della Ricerca.
Il tumore al seno
Il tumore al seno è una patologia causata dalla trasformazione anomala di alcune cellule della ghiandola mammaria. Queste possono crescere in modo incontrollato e, in alcuni casi, possono acquisire la capacità di invadere i tessuti circostanti e diffondersi ad altri organi (metastasi).
Attualmente, è il tumore più frequente tra le donne sia a livello mondiale che nazionale. Ogni anno, in Italia, oltre 53.500 donne ricevono una diagnosi di tumore al seno, rappresentando il 30% di tutte le neoplasie femminili.
Negli ultimi anni si è osservato un aumento dell’incidenza nelle donne tra i 25 e i 44 anni, stimato intorno al 29% in alcune analisi epidemiologiche.
Nonostante questi dati, la mortalità è in diminuzione: oggi la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi raggiunge circa l’88%. Questo straordinario traguardo dipende da diversi fattori.
In primis, la maggiore attenzione verso la prevenzione e lo screening, che possono aumentare in modo significativo le probabilità di sopravvivenza e di trattamento efficace. Quando la malattia viene identificata in fase iniziale, la sopravvivenza a cinque anni può superare il 95%, con trattamenti meno invasivi e un impatto più contenuto sulla qualità della vita.
Al contrario, quando il tumore viene diagnosticato in una fase più avanzata, la prognosi peggiora in modo significativo. Nelle forme localmente avanzate (stadio III), la sopravvivenza a cinque anni si colloca mediamente tra il 60% e il 75%, mentre in presenza di metastasi (stadio IV) si attesta intorno al 25–30%.
C’è poi il fattore Ricerca che, grazie al lavoro instancabile di medici e ricercatori, può portare a nuove cure e a diagnosi sempre più mirate e personalizzate.
Ne sono un esempio gli studi guidati dal Prof. Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dell’Istituto Europeo di Oncologia, che stanno contribuendo a ridefinire le strategie terapeutiche nel tumore al seno.
Tra i risultati più recenti, uno studio – condotto dal Dr. Carmine Valenza – ha dimostrato che una terapia ormonale mirata nelle donne giovani con tumore al seno positivo ai recettori ormonali è in grado di ridurre di circa il 50% il rischio di metastasi e recidive, segnando un passo avanti fondamentale nella cura di una popolazione particolarmente vulnerabile.
Un altro studio di cruciale importanza è quello portato avanti dal Dr. Franco Orsi, Direttore Divisione Radiologia Interventistica IEO, che introduce un’alternativa alla chirurgia per i tumori mammari di piccole dimensioni: la crioablazione.
Questa tecnica mininvasiva utilizza temperature estremamente basse per distruggere il tumore senza intervento chirurgico, assicurando un recupero rapido, senza cicatrici o necessità di protesi. Riduce dolore e impatto psicologico, offrendo risultati oncologici importanti.
Molto importante anche il contributo della Dott.ssa Giulia Robusti che, grazie a una Borsa di Studio della Fondazione IEO-MONZINO ETS, ha sviluppato un progetto di Ricerca dedicato al carcinoma mammario Triplo Negativo.
Lo studio, recentemente pubblicato su una rivista scientifica internazionale, ha analizzato campioni clinici con l’obiettivo di approfondire i meccanismi molecolari alla base di questa forma particolarmente aggressiva di tumore al seno.
I risultati ottenuti contribuiscono a identificare nuovi potenziali bersagli terapeutici, aprendo la strada a strategie di trattamento sempre più mirate e personalizzate per una patologia che rappresenta ancora oggi una delle sfide più complesse in ambito oncologico.
Grazie alla Ricerca oncologica, la sopravvivenza delle pazienti è aumentata significativamente negli ultimi vent’anni, aprendo la strada a nuove possibilità di guarigione per il futuro.
Il tumore dell’endometrio
Il carcinoma dell’endometrio è uno dei tumori ginecologici più frequenti e rappresenta circa il 5–6% di tutte le diagnosi oncologiche nelle donne. Ogni anno in Italia si registrano oltre 8.600 nuovi casi.
Colpisce prevalentemente donne in post-menopausa, con un picco di incidenza dopo i 50 anni, ed è caratterizzato dalla proliferazione anomala e incontrollata delle cellule dello strato più interno dell’utero (endometrio), che possono trasformarsi in cellule maligne.
Negli ultimi anni il trattamento del carcinoma endometriale ha subito profondi cambiamenti, sia sul piano diagnostico sia su quello terapeutico, migliorando la prognosi e ampliando le opzioni di cura. La tradizionale distinzione tra tumori di tipo 1 (endometrioidi, generalmente a prognosi più favorevole) e tipo 2 (forme più rare e aggressive) è stata superata da una classificazione molecolare che identifica quattro sottogruppi con differenti comportamenti biologici e prognosi, consentendo strategie terapeutiche sempre più personalizzate.
Studi recenti hanno inoltre evidenziato il ruolo di specifiche alterazioni molecolari — come i deficit nei sistemi di riparazione del DNA — che possono influenzare la risposta ai trattamenti immunoterapici. Anche la diagnosi è oggi più accurata grazie all’integrazione tra esame istologico e tecniche di imaging, fondamentali per una corretta stadiazione della malattia.
Le più recenti linee guida congiunte di ESGO, ESTRO ed ESP hanno formalizzato l’importanza di integrare la valutazione istologica con la profilazione molecolare, migliorando la capacità di predire l’aggressività del tumore e la risposta alle terapie.
Fondamentale anche la Ricerca in questa direzione, che ha portato alla nascita di nuove strategie mirate e nuovi progetti innovativi. In questo scenario, un ruolo centrale è svolto dall’Istituto Europeo di Oncologia, la cui Ricerca è sostenuta anche dalla Fondazione IEO-MONZINO ETS.
Ne è un esempio il progetto DEMETER, che punta a identificare nuovi biomarcatori molecolari e a definire strategie terapeutiche sempre più mirate per il carcinoma dell’endometrio, con l’obiettivo di migliorare la stratificazione del rischio e personalizzare i trattamenti.
A questo si affianca un progetto innovativo che integra biologia molecolare e Intelligenza Artificiale per analizzare in modo più approfondito le caratteristiche biologiche del tumore, affinando la capacità di prevederne l’evoluzione e la risposta alle terapie.
L’obiettivo comune è rendere il percorso diagnostico-terapeutico sempre più preciso e tempestivo, riducendo trattamenti non necessari, limitando gli effetti collaterali e migliorando la qualità di vita delle pazienti, con un impatto concreto sulla sopravvivenza a lungo termine.
Tumore della cervice uterina
Il carcinoma della cervice uterina rappresenta circa l’1,3% di tutti i tumori diagnosticati nelle donne italiane, con circa 2.500 nuovi casi ogni anno. Colpisce la parte inferiore dell’utero, che connette l’organo alla vagina, e presenta una sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di circa il 70%, variabile a seconda dello stadio della malattia.
Il principale fattore di rischio è l’infezione da HPV (Papillomavirus umano), un virus che colpisce pelle e mucose di vulva, vagina, cervice, ano, pene e orofaringe. Esistono oltre 200 genotipi di HPV, di cui circa 45 interessano l’apparato genitale femminile; tra questi, i ceppi ad alto rischio, come HPV16 e HPV18, sono responsabili della maggior parte dei tumori cervicali. L’80% delle donne sessualmente attive contrae il virus almeno una volta nella vita, con picchi intorno ai 25 e ai 45 anni, ma solo in alcuni casi l’infezione persiste e può portare a lesioni precancerose. Altri fattori di rischio includono fumo di sigaretta, infezioni sessualmente trasmesse e un sistema immunitario compromesso.
La prevenzione è possibile grazie a strategie integrate. Quella primaria è rappresentata dalla vaccinazione HPV, che protegge dai ceppi più pericolosi del virus, mentre la secondaria consiste nello screening regolare:
- Pap Test: identifica lesioni precancerose e tumorali iniziali (consigliato ogni 3 anni tra i 25 e i 65 anni).
- Test HPV: rileva la presenza del virus ad alto rischio (consigliato alle donne sopra i 30 anni).
- Colposcopia e biopsia: esami di approfondimento in caso di test anomali.
Grazie a queste strategie, nei Paesi con programmi di screening consolidati, l’incidenza del tumore della cervice è scesa da circa 40 casi per 100.000 donne a 8 casi per 100.000.
Tumore all’ovaio
In Italia, circa 50.000 donne convivono con il carcinoma ovarico, con circa 5.400 nuove diagnosi ogni anno, pari a 1 donna su 82 nella vita. La malattia viene spesso diagnosticata in fase avanzata, a causa della mancanza di sintomi specifici nelle fasi iniziali, e questo contribuisce a una sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi di circa il 43%.
Nel 10–25% dei casi, il tumore ovarico è associato a mutazioni ereditarie dei geni BRCA1 e BRCA2, che producono proteine fondamentali per la riparazione del DNA. L’alterazione di questi geni aumenta significativamente il rischio di sviluppare il tumore, fino al 50% nelle donne portatrici sane, e per questo i test genetici BRCA sono essenziali per identificare le pazienti a rischio e attivare strategie di prevenzione e sorveglianza mirata.
Anche grazie al sostegno della Fondazione IEO-MONZINO ETS, la Ricerca medico-scientifica presso l’Istituto Europeo di Oncologia ha fatto importanti passi avanti nello sviluppo di terapie mirate per il carcinoma ovarico. Tra le scoperte più recenti, i farmaci a bersaglio molecolare, come i PARP-inibitori, sfruttano le vulnerabilità delle cellule tumorali con mutazioni BRCA impedendo la riparazione del DNA e promuovendo la morte cellulare, mentre studi sulle cellule staminali tumorali hanno identificato nuovi meccanismi alla base della recidiva e della chemioresistenza, aprendo la strada a trattamenti più efficaci e duraturi.
Questi progressi rappresentano un concreto miglioramento nella cura delle pazienti, aumentando le possibilità di sopravvivenza e contribuendo a terapie sempre più personalizzate e innovative.
Festa della mamma: dona in favore della Ricerca sui tumori femminili
In concomitanza con la Festa della Mamma, la Fondazione IEO-MONZINO ETS vi invita a donare, per portare avanti insieme la Ricerca sui principali tumori femminili.
Sostenere la Ricerca significa offrire a migliaia di donne nuove possibilità di diagnosi precoce, terapie personalizzate e cure più efficaci.
Ogni donazione alla nostra Fondazione contribuisce a sostenere in modo diretto e immediato la Ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia per migliorare diagnosi, prevenzione e terapie innovative per queste malattie.
Nonostante i progressi ottenuti, la strada è ancora lunga e solo con un maggiore sostegno da parte di tutti sarà possibile accelerare la scoperta di nuove cure.
La Festa della Mamma è il momento perfetto per fare la differenza: donare trasformare la Ricerca in cura.
Un piccolo gesto può trasformarsi in una grande rivoluzione per la salute femminile.

